giovedì 28 maggio 2020

E' davvero così urgente rientrare in ufficio?

Di fronte alle pressioni esercitate dall'azienda, che invitava caldamente i dipendenti a rientrare in ufficio, in centro a Milano, di seguito riporto la risposta che è stata scritta: emerge, un'analisi oggettiva delle ragioni che frenano sul rientro a "marce forzate" e le motivazioni per cui vale la pena perdurare nel lavoro in smart working.


Buongiorno,
ringraziandovi per la convocazione in ufficio colgo l’occasione per condividere alcune considerazioni:
1)      La maggioranza degli impiegati dell’ufficio di Milano si sposta con i mezzi pubblici, che sebbene non sovraffollati negli orari non di punta rimangono al momento un anello debole nella catena del rischio contagio. Pertanto, garantire che l’ufficio è un luogo sicuro, è una condizione necessaria ma non sufficiente.
2)      L’ufficio di Milano è una realtà commerciale e l’attività svolta da ciascuno può essere sviluppata da qualsiasi postazione dotata di una connessione internet: non è indispensabile la presenza sul luogo di lavoro. L’esperienza di questi mesi è stata positiva sia a livello personale che di team perché ha consentito di raggiungere gli obiettivi lavorativi che ci eravamo prefissati, con indici di produttività interessanti, e allo stesso tempo di trovare una conciliazione delle esigenze personali e familiari. Risparmiando tempo sui trasferimenti, inoltre, se ne guadagna per lavorare e si elimina gran parte dello stress. Questa esperienza, nel team Italia, l’avevo già testata, saltuariamente, in tempi non sospetti con risultati positivi e il lockdown per il covid-19 è stata solo un’accelerazione e una conferma che la via è perseguibile.
3)      In considerazione del fatto che siamo ancora in fase di emergenza sanitaria (dichiarata il 31.01.2020 per la durata di 6 mesi), che c’è molta incertezza sui dati, mancanza di chiarezza sull’evoluzione del virus nei prossimi mesi, ritengo che sia da favorire e incoraggiare, come da indicazioni governative lo smart working. Questa modalità di lavoro, inoltre, viene in supporto alle famiglie con minori poichè a livello sociale non sono garantiti i servizi essenziali e di sussidio (scuola, centri estivi, oratori, ……).
Pertanto, poiché a livello personale ho due figli under 14 non posso garantire la mia presenza in ufficio, specialmente secondo la pianificazione che avete inviato: sarebbe stato utile, a prescindere, un confronto telefonico preliminare con il sottoscritto.
Dare la possibilità a ciascuno di decidere, nel pieno rispetto dei vincoli contrattuali, di tornare a lavorare subito in ufficio o aspettare che la situazione sia più stabile, coniuga in maniera positiva la libertà e il benessere personale con le esigenze lavorative, creando un rapporto dipendente-azienda propositivo.
Auspico nella flessibilità e nella lungimiranza di chi deve prendere decisioni per una positiva evoluzione di questa situazione di incertezza.
Cordialmente.

 



domenica 24 maggio 2020

Breve ciclo di Formazione al tempo del Coronavirus


L’idea di un percorso di formazione è nata da un confronto avuto con qualche collega: guardando cosa accade attorno a noi, come si muovono tante aziende, quanto fermento ci sia in rete riguardo l’organizzazione di webinar e meeting, la necessità di usare i social quale canale di comunicazione e promozione, abbiamo deciso di allinearci a questa tendenza e organizzare una serie di incontri con le persone con cui solitamente discutiamo singolarmente per telefono, o ci incontriamo durante una trasferta presso i clienti, o in occasione di qualche fiera o meeting aziendale.
Organizzare una riunione vendite di solito comporta un grosso lavoro organizzativo che va budgettato e che operativamente implica qualche mese di lavoro: trovare la location, preparare le presentazioni e gli interventi, stampare la documentazione, inventarsi dei gadget, sostenere dei costi per trasferimenti, hotel, momenti ludici, essere sempre a disposizione per un evento che solitamente dura un paio di giorni.
Con i webinar, invece, i nostri incontri si sono tradotti in un momento collegiale della durata di 1h massimo.
Il ciclo di incontri, in questo primo step rivolto alla nostra rete di vendita, ma con l’obiettivo di coinvolgere prossimamente anche i clienti, ha avuto come spunto la presentazione dei punti di forza e di debolezza della nostra gamma di prodotti, ampia e in continua evoluzione, alla luce dei risultati ottenuti negli ultimi anni e un confronto sui possibili scenari che si presenteranno in futuro vista la completa incertezza del momento.
Ciò che mi ha spinto a coinvolgermi in prima persona sono stati tre spunti colti da un webinar a cui ho partecipato qualche mese fa: 1) pensare a come posso servire meglio le persone che guido; 2) aiutare le persone con cui lavoro a scoprire i loro autentici obiettivi; 3) incoraggiare le persone a riflettere sull’opportunità di rielaborare il proprio modo di lavorare.
Sono convinto che questo periodo di covid-19 sia professionalmente e umanamente un’opportunità, ma uno deve scegliere di mettersi in gioco e tentare di coglierla: perché possiamo decidere di attraversare le circostanze, tappandoci il naso e chiudendoci gli occhi, nella speranza che quanto prima si torni alla normalità cui eravamo abituati, oppure possiamo partire da un’ipotesi positiva e avventurarci come Ulisse oltre le colonne d’Ercole. Personalmente scelgo la seconda posizione.
I risultati sono stati superiori alle aspettative, perché abbiamo potuto confrontarci su aspetti che nella routine della quotidianità si danno per scontati, ma ognuno ha potuto condividere la propria esperienza lavorativa, mettere a nudo le proprie incertezze, i propri dubbi, e soprattutto testimoniare come sta vivendo in questo periodo. Mi è parso evidente come il fattore umano, messo in moto, sia davvero la discriminante che può dare un volto nuovo a una circostanza difficile (se non impossibile) da affrontare da soli.
Ritengo che la new normality sarà diversa dalla old, e che nella nuova scala di priorità le persone, i loro valori, desideri, idee, limiti, devono essere collocati al primo posto.

martedì 9 giugno 2015

Una corazzata....in risalita

Ieri sera gara 6 della semifinale di campionato di basket tra Olimpia Milano e Dinamo Sassari:  contro ogni mia previsione è finita 74 a 67 per l'EA7!
Incredibile. Quanta tensione, che sofferenza!!
Non ho avuto il coraggio di vedere per intero la partita in tv ma zippavo come un forsennato tra Rai1 con Montalbano e RaiSport.
La corazzata ha risalito la china.....adesso bisogna arrivare al porto della finale!
Ci vediamo al Forum per gara 7.

venerdì 5 giugno 2015

Una corazzata....alla deriva!

Ieri sera ho assistito, carico di tensione e di speranza, a gara 4 della semifinale del campionato di basket tra Dinamo Sassari e EA7.
Sono tifoso dell'Olimpia Milano, sto soffrendo un casino, e sono ormai quasi rassegnato alla sconfitta: non ho visto una squadra, ho visto dei singoli giocatori, qualcuno grande campione, altri mediocri o appena sufficienti.
Ma la squadra non c'era, la grande Olimpia che ha strapazzato il campionato è impazzita stando dietro a un avversaria che ha usato l'unica leva che ci sovrasta: la testa. Hanno giocato finora, tutte le partite, con la testa...e hanno vinto.
A noi, EA7, è rimasta solo la supremazia fisica.
Ma come diceva uno slogan pubblicitario...."Cosa è la forza senza il controllo?"....nulla!
Siamo una corazzata in balia del......avversario!
Forza Olimpia Milano!!

mercoledì 20 agosto 2014

Anna Chiara

Benvenuta Anna, dono desiderato e atteso!

lunedì 27 gennaio 2014

Delirio dal pulpito


Delirio dal pulpito?

O semplice, sterile, moralismo? Da domenica vivo questo dilemma, da quando ho sentito dal prete coadiuatore della mia parrocchia una predica che, per la mia educazione e cultura, ha dell’assurdo.

Domenica scorsa è stata l’occasione per i ragazzi di quarta elementare, aspiranti "comunionanti", per  l’Ingresso al Discepolato, anche se riceveranno il sacramento della 1° Comunione il prossimo anno, nel 2015 quando saranno in quinta elementare.

Infatti, sebbene la Curia di Milano, già da un anno, sia ritornata indietro rispetto alle direttive del precedente Arcivescovo che aveva indicato nella 1° media l’anno in cui amministrare la 1° Comunione e la S.Cresima, nella mia parrocchia poiché vale il detto che in media stat virtus, la leva del 2004 riceverà la 1° Comunione in 5 elementare e non in 4a come nel resto della diocesi, insieme alla leva 2005.

Anche se a malincuore (molto!!), passi questa disposizione della parrocchia!!!

 Il problema è che il percorso di avvicinamento al sacramento della Comunione, che sempre per volontà parrocchiale coinvolge ragazzi e genitori, è molto simile a un corso per anonimi alcolisti o alle sedute dallo psicologo, dove tutti devono dire la loro, vale il parere di tutti e tutto ciò che è sacro è opinabile, interpretabile. E' il festival delle domande senza risposte!!!
Perché mi son chiesto? e ho protestato!
Perché dobbiamo essere misericordiosi e accoglienti!! (parole dette con forza dalle catechiste!....E appoggiate dal sacerdote).

Se tanto mi dà tanto, perché sconvolgersi per quanto udito domenica? In effetti, purtroppo, il momento della predica è orami quello in cui mi distraggo di più (sono solo io? O a vedere la facce siamo molti?), perché spesso diventa l’omelia dell’ovvio, dei ceffoni contro la ricchezza,  contro il consumismo, contro la società, contro questo e contro quello. Poche volte l’omelia è la valorizzazione del messaggio cristiano.

Domenica, stranamente, ero attento.

Alla luce dell’ingresso al discepolato dei ragazzi, il don ha parlato molto del concetto di discepolo, di cosa voglia dire seguire Gesù.

Ma seguire in che senso?

C’è un passaggio che mi ha colpito, sconvolto e travolto: “…..Dio è così buono che a volte rallenta il passo, non ha fretta,  si gira indietro e se vede che qualcuno è rimasto indietro si ferma e lo aspetta……”.

Dio, e’ diventato guida alpina? E’ una safety car?

Se vale quanto detto domenica dal don, io trovo ragionevole che per esempio chi è ammalato di tumore dica che la vita è una merda, una sofferenza, meglio morire subito, che chi perde il lavoro sostenga che non esista giustizia, provi il suicidio, che se uno ha una figlia zoccola, beh tanto tutte sono puttane, che se un figlio non studia, si l’importante è godersi la vita e fare soldi a tutti i costi tanto poi….. Dio dove è? E’ per i fatti suoi…lì davanti a tutti…chissà quando si gira, e se si volta dietro, e si accorge che sono lontano!!!

Peccato che non sia così! Non posso credere che sia così. Non credo a un Dio safety car!

A me hanno insegnato, sin da piccolo, che Dio è qui, accanto a me ora e sempre, e che mi sta al fianco e porta la mia croce quando non ce la faccio, perché ho il tumore, quando sono depresso perché senza lavoro, quando sono sconfortato perché mi figlia va con tutti……Dio non mi abbandona un attimo. Altro che rallentare il passo! Cammina con me passo dopo passo. Che respiro ha la mia vita sapere di avere accanto Qualcuno.

Domenica, purtroppo,  è stata l’ennesima occasione persa per testimoniare la bellezza di essere discepoli, compagni di viaggio, non “clienti” di una guida alpina.

Spesso, di fronte a fatti del genere rimango sconfortato, a maggior ragione quando uno cerca di confrontarsi, magari col prete, e viene giudicato invece per intransigente, rigido, integralista, poco aperto al mondo.

Per fortuna, tante volte, mi ricordo di una frase che disse a un convegno l’allora Cardinale J. Ratzinger: “una prova della divinità della Chiesa sta nel fatto che la fede dei popoli sopravvive a milioni di omelie domenicali”.

Allora, riprendo a respirare!!

 

 

mercoledì 1 gennaio 2014

Bianco Natale con imprevisto!



Siamo partiti il 24 mattina con destinazione Solda, nostro rifugio in montagna. La data scelta non è stata casuale: il 23 non era possibile per via di alcuni impegni professionali, il 25 era previsto l'arrivo della cosiddetta “Tempesta di Natale”, perturbazione meteo tanto preannunciata dai meteorologi da suscitare, almeno nella mia famiglia, molta curiosità. Il trasferimento in montagna si è svolto nella massima tranquillità: in autostrada poca gente in giro, in montagna le strade erano perfettamente pulite, la neve ai bordi era alta.


Solda ci ha accolto come sempre nel suo splendore, luci colorate sui balconi delle case e lungo la via principale, skibus pieno di turisti in arrivo dai campi di sci o in procinto di raggiungerli.


La temperatura era di poco sopra lo zero e il cielo non era particolarmente nuvoloso: ne abbiamo approfittato per andare al solito ristorante, immergerci subito nei sapori della cucina locale e rivedere alcuni “amici”.


La S. Messa di Natale, alle 23 è stata officiata come sempre da padre Joseph, pietra miliare nella storia del dopoguerra di Solda: cerimonia in duplice lingua, italiana e tedesca, semplice, efficace ed emozionante animata da un organista bavarese con voce tenorile, anche lui ormai di casa a Solda nel periodo natalizio.


Siamo andati a letto speranzosi si vivere una giornata di Natale all'insegna della spensieratezza e del bel tempo.


Ci siamo svegliati, invece, immersi in una nevicata a cielo chiuso come non ne ho mai viste. Nevicava fitto fitto, con tale intensità che si faticava a vedere gli alberghi di fronte. L'opera degli spazzaneve veniva vanificata in poco tempo e per strada, le pochissime auto che circolavano, si muovevano adagio per evitare di sbandare.


Guardare l'opera degli spazzaneve era “bastardamente” simpatica: i più grossi pulivano la strada e gli ingressi degli alberghi buttando la neve, coi cannoni direzionabili a notevole distanza, magari laddove il piccolo albergatore o proprietario di casa col suo trattorino-spazzaneve cercava di pulire il cortile antistante l'abitazione. Sembrava il gioco del gatto col topo! Tutto svolto nella massima consapevolezza che così dovesse andare!


Passeggiare per strada era gradevole, la gente pareva tanto lieta e contenta: tanti turisti erano italiani, con mia sorpresa, molte famiglie numerose, qualche coppietta. Parecchi i tedeschi, qualche olandese, diversi gli sloveni.


La tradizionale slitta trainata da cavalli attraversava il paese portando in giro i turisti e tanti bambini eccitatissimi, quasi immuni al freddo.


Nell'arco di poco tempo la neve, fine fine ma molto fitta aveva raggiunto i trenta centimetri e tutto il paesaggio, incantevole, era ancora più immerso nella sua atmosfera ovattata.


Il 26, sciare è stato molto difficoltoso, per via della spessa coltre di neve non battuta sulle piste e del vento che la scagliava con forte intensità sul viso, rendendo ancora più difficoltosa la discesa.


Non c'era alcun sentore che la nevicata avesse fine.


All'improvviso il buio!! Si fermano contemporaneamente funivia, skilift e seggiovia: gli operatori della società di gestione degli impianti cominciano a muoversi come impazziti, schizzati, a destra e a manca. Chi arriva con attrezzi, chi con carica batteria, chi con cavi elettrici.......cosa è successo?


Personalmente l'intoppo è stata la scusa per togliere gli sci dai piedi e decidere di tornare a casa, al caldo.


Già sullo skibus si parlava di blackout che ha isolato la valle dal resto del mondo, qualcuno parla di Val Venosta, qualcun altro addirittura di oltre metà dell'Alto Adige. Non si ha idea di quello che sia successo, delle cause e della dimensione dell'imprevisto.


Sta di fatto che arriviamo a casa e tutto il residence è al buio, chi si muove con le tascabili, chi con le lampade frontali, chi con qualche candela. Giusto per allinearmi alla massa decido di comprare per sicurezza qualche candela, e siccome i lumini de cimitero erano i più economici ne compro un paio: togliendoli dall'involucro rosso e mettendoli dentro una tazza.....non sembrano lumini cimiteriali!!


Provo a mettere in moto il gruppo elettrogeno, ma senza successo. Ogni volta si avvia, va a regime ma dopo qualche minuto di ferma. Ripeto l'operazione sei-sette volte, sempre con lo stesso risultato. Cedo alla stanchezza e rinuncio a continuare: si prospetta una serata a lume di candela e qualche grado in meno a casa. Tanto, si mormora in giro, è questione di ore, anzi a essere precisi, poiché è il 26 dicembre, giorno festivo e nessuno pare che lavori, neanche gli addetti dell'Enel a pronto intervento si tratta di pazientare fino all'indomani verso metà giornata.


Per fortuna, dopo qualche minuto interviene l'elettricista chiamato dal gestore del residence e il gruppo elettrogeno parte. Almeno per qualche ora la corrente elettrica è assicurata, rifornimento di gasolio permettendo.


Ma il blackout non ha coinvolto solo la corrente elettrica e quindi anche la tv, ma anche i ponti telefonici, così siamo rimasti isolati anche telefonicamente.


Idillio! Come fossimo fuori dal mondo! Chissenefrega se i telefoni nn vanno e alcuno ci può cercare!


Tanto domani si ritornerà alla normalità.


L'indomani il cielo si presenta terso come non si vedeva da tempo, tutto è cambiato nell'arco di una notte, stellata ma fredda. Guardare le stelle mentre stavo a letto era una cosa stupenda. La luna rischiarava le tenebre e permetteva nel buio più totale, dovuto alla mancanza di luci accese, di potere vedere la valle in tutta la sua profondità. Non sono un conoscitore del cielo stellato, semmai un ammiratore e un contemplatore della volta celeste, ma quella notte le stelle “parlavano” più delle altre notti.


La giornata del 27 trascorre calda e assolata, con la sola funivia funzionante, quella che porta agli impianti sciistici in quota. Gli altri impianti sono fermi per via della mancanza di energia elettrica e perchè i generatori alternativi non avrebbero garantito un funzionamento regolare per tutta la giornata. Presso la funivia regna il caos: la fila alla cassa è lunga, altrettanto nella stazione a monte dell'unica seggiovia funzionante al Madriccio e lo stesso dicasi al ritorno alla funivia. Se la stessa fila si fosse presentata a un ufficio postale in un giorno feriale o in qualche stazione ferroviaria ci sarebbe scappata, come minimo, la rissa. E invece, sarà stata l'atmosfera natalizia, forse la consapevolezza che quanto offerto da Solda in questi giorni è il massimo nella situazione in cui ci si trova, tutto scorre tranquillamente e regna la serenità e l'ilarità tra i turisti. Un gruppo di tedeschi, con molti bambini a seguito sono davvero contagiosi: scherzano e ridono da coinvolgere tanti dentro la cabina. Solo qualcuno, italiano, è adombrato e ne ha per tutti, dal governo che non fa niente, agli albergatori che potevano immaginare (che cosa??), all'Enel società di parassiti, ai centri di accoglienza per gli extracomunitari che assorbono energia dalla rete nazionale togliendola a chi ne ha diritto (intendeva chi paga le tasse!).


Tutto e tutti, comunque, si sforzavano di trasmettere normalità!


Con chiunque parlassi, dagli addetti degli impianti a qualche albergatore, la situazione era sotto controllo, questione di qualche ora. Peccato ne siano passate quasi 36. Non contento delle risposte ricevute, decido di rivolgermi a due “amici” del paese: il pasticcere e il salumiere, due con cui sono riuscito a instaurare in questi anni un rapporto semplice ma di fiducia, in un paese che, comunque, ti guarda e ti tratta sempre come un ospite sebbene siano 15 anni che ci passo giorni lieti e di riposo sia in estate che in inverno....e quando eravamo senza figli, anche spesso in primavera e in autunno!!!


Sembra che la neve caduta il 25 sia stata troppo abbondante per qualche albero che sotto il peso non ha retto e ha ceduto guarda caso proprio in prossimità dei cavi dell'alta tensione tranciando un tratto di qualche centinaio di metri e abbattendo anche qualche vecchio palo elettrificato.


Sta di fatto che il danno è più grosso del previsto, che stanno lavorando giorno e notte per ripristinare la corrente elettrica ma che ad oggi non è dato sapere quanto tempo occorra per rientrare nella normalità.


La normalità ritorna solo dopo 48 ore, quando in molti erano sfiduciati e qualche albergatore tremendamente incazzato, per via di pochissime disdette improvvise. Come nel film di Bud Spencer “Un extraterrestre..poco extra e molto terrestre”, quando il bimbo accende improvvisamente tutte le luci e le attrazioni del luna park, così Solda si è rimessa in moto con i suoi impianti di risalita, i suoi servizi, i suoi negozi senza l'ausilio dei gruppi elettrogeni.


E' stato alquanto fastidioso risentire i trilli del telefonino, per la serie si stava meglio quando si stava peggio, ma se non altro è stato possibile accedere a internet e verificare cosa i media hanno detto sull'accaduto, ammesso che fosse vero che buona parte dell'Alto Adige era isolato dal mondo. Scopro, con mia grande sorpresa, un po' di amarezza ma anche ironia che i tg hanno dato dato la notizia che Cortina è rimasta senza corrente elettrica per via di un blackout. Cortina? Anche Cortina? Anzi, sembra solo Cortina!! Forse perchè frequentata da VIP è degna di notizia mentre tutto il resto non è importante? Il mondo dei tg guarda sembra dal buco della serratura!!!


Ma meno male, mi son detto, perchè chiunque m'ha cercato in quei giorni, senza trovarmi, ha pensato solo che ho staccato il telefono......!!



martedì 1 ottobre 2013

Ascensione sul Monte Rosa - luglio 2013

Quando siamo partiti da casa, il 27 luglio alle 5 di mattina, l’obiettivo che avevamo Giovanni e io era chiaro: raggiungere in giornata la Piramide Vincent, pernottare al rifugio Gnifetti e l’indomani puntare alla Cima Parrot. Era da tempo che progettavamo una ascensione duplice e finalmente il desiderio era pronto per essere esaudito. Sebbene, nell’ultimo anno le nostre ascensioni per ragioni più che giustificate si erano ridotte notevolmente, la condizione fisica era buona anche grazie ai continui allenamenti.
Il viaggio di trasferimento in auto a Gressoney e poi con gli impianti di risalita fino al ghiacciaio dell’Indren si è svolto come sempre nel pieno relax, godendoci il panorama ma organizzando anche nei dettagli l’ascensione.
Siamo arrivati a Gressoney che gli impianti erano appena aperti, quindi pagato il biglietto e saliti sulla prima ovovia abbiamo approfittato del viaggio per riorganizzare per l’ennesima volta lo zaino dando però sempre un occhio al cielo e ai profili delle montagne circostanti che cominciavano ad affermarsi intorno a noi. Cielo meraviglioso, terso, limpido, sebbene in lontananza si scorgeva qualche nube e sulla Pianura Padana cominciava a ricrearsi la cappa di calura. Probabilmente la prima giornata sarebbe filata liscia, dal punto di vista meteo.
Scesi dalla funivia e dato una scorsa alla parete Ovest della Vincent con la via che avrei voluto percorrere inizialmente ci siamo incamminati però lungo il primo tratto che ci ha portato in prossimità del rifugio Gnifetti: giunti, abbiamo indossato i ramponi, ci siamo legati, abbiamo riverificato lo zaino e siamo partiti alla volta della Vincent, decidendo di percorrere la via normale perché consapevoli comunque dei nostri attuali limiti fisici.
La via di avvicinamento si è rivelata piacevole anche se un po’ difficoltosa, forse per via del salto altimetrico superato velocemente nell’arco di poche ore. Superata la parte crepacciata ci siamo avviati lungo il pendio che ci ha portato al “bivio” da cui decidere l’obiettivo da raggiungere: dritti per la capanna Margherita, la Parrot, la Dufour e così via, avanti sulla sinistra ci si avvicina all’attacco del Liskamm, a destra ci si porta nei pressi dell’attacco della Piramide Vincent. Man mano che salivamo, però, il tempo cominciava a essere meno limpido, la foschia aumentava così come il vento. Man mano che andavamo uno strano malessere si impossessava di me: come mai, cosa significa, cosa sta succedendo? Mille domande cominciavano a frugarmi in testa mentre la vetta che si avvicinava mi sembrava sempre più lontana. Ogni passo era fatto con sempre minore agilità e un po’ di freddo cominciava a insinuarsi tra le pieghe dei miei vestiti. Finalmente alle 12,30 siamo giunti in vetta dove ad attenderci c’era molta foschia e freddo, per cui panorama e album fotografico addio! Ringraziato Chi di dovere e fatta qualche foto abbiamo ripreso la via del ritorno, come sempre, oggi, con Giovanni davanti a dettare il ritmo.
Se a mente fredda devo raccontare la via del ritorno posso dire che è stata una brutta esperienza. A caldo è stata ancora peggio: non so quali siano state le cause, probabilmente una colazione mattutina errata nella qualità e nella quantità, forse il quasi digiuno lungo l’ascensione, sta di fatto che sulla via di ritorno ho “finito la benzina”. Completamente! E’ cominciato quindi una via crucis fatta di continue cadute, giramenti di testa, affaticamento, nausea, lentezza nei movimenti, il tutto mentre attraversavamo la zona crepacciata. La pazienza di Giovanni e il suo incoraggiamento è stato di forte aiuto ad affrontare una situazione che non immaginavo e per lo più a 4000m!! In qualche maniera siamo giunti al rifugio Gnifetti, anche se con notevole ritardo rispetto al previsto. Una volta preso possesso del letto mi sono sdraiato e ho dormito un po’: il risveglio, e soprattutto l’abbondante merenda mi hanno decisamente risollevato nello spirito, per cui rivedevo la situazione poco prima vissuta con altri occhi e anzi, moralmente, ero in grado di affrontare una nuova salita. Fisicamente, però ero ancora down! Solo la cena, strabordante, mi ha rimesso del tutto in sesto. Ok nello spirito e nel corpo ero pronto per ripartire. D’accordo anche Johnny. Peccato che il tempo, invece si era completamente guastato. Era tutto nero e le nuvole, dense e basse non lasciavano presagire nulla di buono. Più il tempo passava e più cresceva la consapevolezza che l’indomani sarebbe stata di riposo, anche se invece, altri gruppi e alcune guide programmavano le ascensioni domenicali trascurando le condizioni esterne. Quando siamo andati a letto, alle 22, ho detto al mio compagno che l’indomani, alle 4 mi sarei svegliato ma se non avessi scorto uno spiraglio di buon tempo sarei rimasto in brandina. Non è stato necessario svegliarmi: i tuoni e i lampi hanno accompagnato la mia notte insonne. L’indomani, mentre tanti, troppi si preparavano, io me ne sono stato nella mia brandina. Se migliora, verso le 7 saliamo sulla cima del Balmenhorn, meglio conosciuta come Cristo delle Vette, per via di una statua bella e commovente di Gesù benedicente. Ma neanche questa è andata: già alle 7 molti gruppi erano sulla via del ritorno. Le condizioni meteo erano piuttosto proibitive e non vale la pena, secondo me, rischiare oltre il dovuto.
Giornata di vacanza!! Colazione da pascià, per un rifugio, alle 8, lettura dei giornali di parecchi giorni prima, consultazione di tutte le riviste presenti, quindi alle 10 ci siamo rimessi in marcia verso Gressoney decidendo di passare però dal rifugio Mantova…..giusto per allungare un po’ il giro!!!
Il resto della giornata è degno di una tradizionale gita familiare. Per evitare la calura della pianura padana abbiamo trascorso l’intera giornata a Gressoney S. Jean, tra le famiglie vacanziere, nel pieno caos dei gitanti domenicali.
 
p.s.: mi sa tanto che le foto sono state caricate un po' in ordine sparso!!
 






















giovedì 25 luglio 2013

Welcome Baby


E’ impressionante come nei giorni scorsi si sia data così tanta enfasi all’attesa per la nascita del Royal Baby. Segno che i vari Tg nazionali non avevano altre notizie da dare.
Ma in questi giorni non solo i Reali inglesi hanno avuto il loro Royal Baby. Chissà quante famiglie hanno avuto il loro Fantastic baby, la loro Darling baby, il loro Lucky baby…..!!!
In Italia, in Toscana, in ambito più familiare e privato, di quanto sia stato quello di William&Kate, abbiamo avuto il ns. royal baby, anzi in questo caso il Welcome Baby, e a differenza degli inglesi sapevamo già il nome: Alessandro.
Allora, ben arrivato ad Alessandro, che tu possa “regnare” cent’anni dando gloria e onore a Colui che t’ha voluto e ai tuoi genitori che t’hanno concepito.

venerdì 12 luglio 2013

Breve storia di una sveglia principesca

Si sa, la sveglia non è in genere molto amata. Anzi, è spesso odiata. Perché, purtroppo, la sua funzione è richiamare a un compito, a qualcosa che si deve fare e da cui non si può scappare. Altrimenti, la sveglia non verrebbe scomodata!!
Normalmente, uno la punta per l’ora prefissata, consapevole che prima o poi quell’istante arriverà, ma crogiolandosi però del fatto che ancora c’è un lasso di tempo più o meno lungo, in cui uno può dormire, giocare, guardare un film, telefonare….
Solitamente si utilizza la sveglia per ridestarsi dal sonno, meglio per essere svegliati dal sonno. La si punta quando si fa tardi la sera e l’indomani bisogna alzarsi al solito orario,… oppure quando è necessario doversi alzare ad un orario insolito, per fare qualcosa di fuori dall’ordinario.
C’è chi, rispetto all’ora target, preferisce puntare la sveglia cinque minuti prima, chi all’ora esatta, chi si concede già in partenza qualche minuto di ritardo. C’è chi costantemente tiene l’orario della sveglia cinque minuti avanti rispetto agli altri orologi, c’è chi sincronizza tutti gli orologi di casa allo stesso medesimo minuto. Immagino, in questo caso il momento in cui, due volte l’anno, occorre portare avanti o indietro le lancette degli orologi. Immagino costoro, con le sveglie, gli orologi, i cronografi e….tutti sul tavolo e, con precisione svizzera  spostare le lancette di tutti i “contatempo” uno a uno.
Quando la sveglia suona, la reazione è diversa a seconda della ragione per cui è stata puntata. Se ci aspetta un lieto evento, la partenza per una vacanza, una giornata a mare, l’incontro con una persona cara….ci si alza volentieri, quasi di scatto, come caricati a molla, e si va. L’umore è alto, lo spirito buono.  Se invece la sveglia suona per ricordarci che bisogna alzarsi per andare a lavoro, o incontrare una persona poco gradita, o sbrigare una pratica non piacevole, o…..si tende a tergiversare nel tentativo di allontanare quanto c’è da fare. I ritmi si fanno blandi, l’umore è sotto i piedi.
Così accade che ognuno gradisce un certo tipo di sveglia. Chi il trillo forte, chi un semplice suono, chi una musica incalzante, chi un dolce motivetto musicale, chi il cinguettio di uno stormo di pettirossi, chi il verso di un bimbo che ride.
Sta di fatto che una dolce e graziosa bimba di cinque anni, una principessa per il papà che ogni mattina cerca di svegliarla con un tenero  bacio, per il suo compleanno ha fatto una richiesta specifica ai genitori: “desidero ricevere in regalo una sveglia da principessa con un suono dolce come merita una principessa”
“Sicura?”
“Si”
Così, un bel pomeriggio mamma e figlia vanno al negozio per cercare e comprare una sveglia da principessa con un suono dolce come merita una principessa.
Cerca che ti ricerca, finalmente trovano una tradizionale sveglia a due campane (come quelle delle nonne!) di colore rosa e una bimba, sicuramente una principessa, disegnata al centro. Una delizia a vedersi!
“Speriamo non faccia il casino della sveglia di mia nonna!!!”
La sveglia si è dimostrata bella esteticamente meno per il suono emesso, a parere dei genitori. Un flebile drin drin!!

Ma quella sveglia, bella a vedersi e delicata nel suono ha reso felicissima una bella e graziosa bimba che, adesso, potrà addormentarsi serenamente ed essere svegliata come una principessa da un suono dolce e soave….come merita una principessa.

 

mercoledì 5 giugno 2013

Pregiudizio o coglionaggine?

In un tranquillo paese della bassa milanese vive un ragazzino, quasi undicenne che chiameremo Chopin, appassionato di pianoforte, strumento che suona già da cinque anni. E' più che un semplice appassionato. A detta dei maestri di musica e degli esperti, è un talento. Dotato di forte sensibilità, grande capacità manuale, ottimo orecchio e tanta intelligenza, il giovane ogni volta che suona riesce a fare vibrare le corde del cuore a chiunque lo ascolti.
I complimenti e gli apprezzamenti, rivolti sia direttamente a lui che ai suoi genitori si sprecano.
Per fortuna, il ragazzo in primis, e i genitori per educazione, non si vantano e non si gongolano per la preferenza accordata dagli uditori e dai tecnici. Sebbene faccia piacere!
Le capacità musicali di Chopin sono un dono che lui ha ricevuto. Siamo consapevoli che questo talento dobbiamo alimentarlo e valorizzarlo” sono soliti ripetere papà e mamma.
Di comune accordo con i genitori, la sua insegnante di pianoforte, Grazia di nome e di fatto, lo segue molto da vicino proponendogli, già da tempo, anche di condividere lo studio dello strumento con altri studenti che lei segue nella vicina Svizzera. La partecipazione ad alcuni concorsi, in cui il giovane si è esibito sono sempre stati vissuti come una opportunità per maturare e conoscere un ambiente diverso dal solito. Mai con l'ansia e l'angoscia di vincere un premio. Tuttavia lo studio e l'impegno devono essere al massimo e ci si attende molto dalla sua performance. Comunque, il giovane, nel 2011 ha vinto un premio prestigioso insieme a un suo amico svizzero con cui ha suonato un bellissimo brano a quattro mani.
Nell'ultimo anno, Chopin, non solo ha continuato a migliorare a vista d'occhio ma è stato richiesto da altri docenti come accompagnamento per flauto e violino. Così, nei saggi o nelle esibizioni, non solo suona i suoi pezzi da solista ma esegue dei brani accompagnando il flauto, il violino e la tromba.
Di recente, insieme ad altri studenti, si è esibito in un quintetto di pianoforte, flauto, violini e chitarra con un brano tratto dal film “Il Signore degli Anelli”.
Ma il giovane pianista frequenta anche la scuola elementare, la classe quinta, in una scuola privata paritaria di estrazione e guida cattolica.
Quest'anno, insieme alla sua classe sono andati in gita ad Assisi, una tre giorni fantastica, soprattutto per l'esperienza vissuta, fatta di giochi, camminate e visite guidate, e poi per la bellezza dei luoghi francescani. Nell'occasione, gli adulti che accompagnavano hanno fatto molte foto e un filmino.
Cosa c'è di più bello che dare una copia a ciascuno di questo materiale fotografico? Ma non è ancora più bello se prima lo guardano tutti insieme, magari organizzando una serata, un dopocena a scuola?
Come no! Stupenda idea, potendo partecipare.
Peccato che la data scelta e l'orario previsto per il dopo cena scolastico fosse lo stesso di uno dei saggi svolti da Chopin.
E qui inizia l'escalation tragicomica!
Qualche giorno prima della fatidica data, maestra e preside della scuola invitano caldamente gli studenti a ricordarsi della serata organizzata, a cui è necessario, anzi obbligatorio partecipare con i genitori.
Il giovane Chopin, per carattere timido e sincero, senza non poca fatica e tristezza non tarda a dire che lui quella sera è impossibilitato a partecipare poiché impegnato con un saggio di musica.
Di tutto punto la risposta della maestra è stata: “la serata comunitaria è più importante, puoi saltare il saggio!”. Il ragazzino, con voce tremula ma decisa, ribatte che non è possibile non partecipare al saggio, perchè è l'espressione pubblica di un anno di lavoro svolto.
La preside, dall'alto della sua esperienza e autorità, blocca il ragazzino dicendogli: “ se è proprio necessario che tu vada, dii a i tuoi genitori che si adoperino perchè tu possa suonare per primo e poi andare subito via!”.
Il ragazzino, quasi alle lacrime, ribatte che la scaletta è già fissata e che lui comunque suona più brani. Anche se fosse possibile sconvolgere la scaletta lui non potrebbe essere a scuola prima di un'ora dopo l'inizio della serata.
La preside, non contenta, conclude: “Cosa vuoi che ti dica, la colpa non è tua, ma dei tuoi genitori che non sanno riconoscere le priorità!”.
Il ragazzino, all'uscita da scuola, non riesce a trattenere le lacrime, perchè si è sentito umiliato e offeso ed è stato dato un giudizio pesante sui suoi genitori. Giunto a casa ne ha parlato anche col padre, il quale, parecchio incazzato e deluso avrebbe voluto scambiare due parole vis a vis con la maestra, che comunque stima tanto, e con la preside, che non stima affatto.
Ma prima di dare spazio all'emotività e all'istinto, il padre fa una riflessione. In cinque anni di scuola, in cui il figlio ha parallelamente suonato il pianoforte, sia la preside, ma soprattutto la maestra non si sono mai degnate di chiedere una volta come fosse andato un saggio o un concorso o un'esibizione, sebbene Chopin, per la gioia e la baldanza che contraddistingue i ragazzini non abbia mai disdegnato di raccontare per filo e per segno le sue suonate, sia che fossero andate bene sia che avesse compiuto qualche errore.
Puro come una colomba!
La maestra non si è mai lasciata accarezzare dalla curiosità di conoscere ancora di più quel ragazzino che ha un serbatoio di energia e sensibilità fuori dal comune. Non ha mai chiesto perchè, già a nove anni, qualche volta andasse di pomeriggio a Lugano o a Bellinzona a suonare con la sua maestra. Si limitava solamente a prendere atto che quel pomeriggio non aveva potuto studiare e siccome il suo rendimento a scuola è stato abbastanza alto poteva tranquillamente giustificarlo. In realtà è successo poche volte che sia arrivato impreparato rispetto alle sue trasferte oltre confine!!
La maestra, non ha mai chiesto: “ come va il tuo studio del pianoforte?”.
Pertanto, se in tutti questi anni, sia la maestra che la preside, sono rimaste indifferenti rispetto a questo giovane talento che cresce, stupisce e commuove, come possono accorgersi ora di cosa stia facendo? Che ne sanno che questo ragazzino si sta preparando per affrontare da esterno gli esami di solfeggio in conservatorio. O meglio, lo sanno, ma non sono scalfite nella loro marmoreità. Si sono rese conto dei ritmi che ha sostenuto quest'anno, soprattutto nell'ultimo semestre tra compiti di scuola, studio dello strumento, solfeggio e così via? Oltre all'attività sportiva, d'uopo, per cercare di farlo crescere bene anche fisicamente.
Ma se non hanno saputo riconoscere tutto questo, come avrebbero potuto avere uno sguardo positivo di fronte al fatto che la sua assenza al dopocena scolastico era dovuto a una cosa ancora più bella per lui!
Concludendo, il giudizio che hanno dato a questo ragazzino, giudizio che i genitori hanno definito come “le istruzioni per l'uso” dei moralisti del cazzo, è frutto di un pregiudizio o della pura coglionaggine che colpisce sempre più gli adulti?
Dove sta “l'attenzione alla persona”, così valorizzata, elogiata, pubblicizzata e ripetuta tutte le volte che entri in quel determinato contesto scolastico?
Non era, forse, più semplice dire a quel ragazzino: “ Mi spiace che tu non ci sia al dopocena a scuola perchè sarà bellissimo, ma spero che il tuo saggio vada bene e la prossima volta ricordati di invitarmi!”.
Avrebbero lasciato quel ragazzino con l'amaro in bocca per una serata comunitaria irripetibile, ma lo avrebbero fatto sentire accolto e sostenuto nel suo impegno di pianista.

mercoledì 22 maggio 2013

Opinione e intervento sulla crisi economica

Qualche settimana fa, nel paese dove vivo, è stata allestita la mostra dal titolo “ Un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro. Dentro la crisi oltre la crisi” presentata già nel 2010 al Meeting di Rimini. Il Comune, sotto la regia dell'Assessorato alla Cultura e la supervisione della responsabile della Biblioteca, ha allestito la mostra presso una sala del Centro Civico, e per l'inaugurazione ha offerto ai numerosi visitatori, di gran lunga superiori alle aspettative, un concerto di musica da camera.
Mi è stato chiesto di introdurre la mostra, in quanto l'avevo già vista a Rimini e, poiché ero stato coinvolto durante il corso dell'anno nella ideazione di alcune attività culturali della biblioteca.
La richiesta mi ha fatto molto piacere, anche se ho sentito subito una grande sproporzione tra la mia cultura in materia economica e l'argomento da trattare, ma poiché non avevo modo di declinare l'invito mi è toccato studiare e prepararmi.
Grazie al materiale messo a disposizione dai curatori della mostra, a Internet, ad alcuni libri consultati in biblioteca e la consulenza di alcuni amici esperti ho avuto modo di farmi una idea sulle cause che hanno portato alla crisi che stiamo tuttora vivendo.
Se all'inizio trovavo un po' di ostacoli già nella terminologia (cartolarizzazione, mutui subprime....si mangiano?), andare a ricercare l'origine del loro significato, per esempio, è stato l'incipit per un percorso molto affascinante. Più mi addentravo nella storia, più cercavo di trovare i collegamenti tra i fatti, più il quadro della situazione prendeva forma e si faceva chiaro. Man mano che andavo avanti, scoprivo come in questi anni ho percepito della crisi solo alcuni aspetti, quelli che mi hanno toccato direttamente, ed è sempre venuto meno, anche per disinteresse e mancanza di opportunità, il quadro generale. In fondo mi bastava il particolare!
Invece, ho impattato con una realtà che non immaginavo e una dinamica dei fatti talmente dirompente, che una volta avviati, come in un grande domino ha coinvolto tutto e tutti.
Man mano che studiavo le singole tappe e le loro connessioni immaginavo di vedere una palla rotolare su un enorme piano inclinato, pendente tanto quanto basta per non riuscire a fermarla.
La cosa che più mi ha sconvolto è che si sono mischiate azioni che io ho definito “sane” con azioni “perverse”. Vale a dire, se dopo lo scoppio della New Economy e dell'attentato alle Torri Gemelle, la FED ha tagliato il costo del denaro per incentivare gli investimenti e aumentare i consumi, mi è sembrata un'azione sensata e sana. E' una leva, quella sopra citata, che ha permesso all'economia di riprendere fiato nel breve e medio periodo e alle famiglie di consumare, anche se il suo uso eccessivo, ha portato, negli USA, i consumatori a indebitarsi oltre le loro possibilità. Che le banche, mosse dalla ricerca di profitto a breve termine, abbiano concesso prestiti e mutui a chiunque, con poche garanzie e “farciti” di tante schifezze (titoli tossici e mutui subprime), mi è sembrata un'azione criminale.
Si sa che quando uno sta economicamente bene e non ha problemi di soldi, non bada più di tanto a spendere a destra e a manca. “Sta bene, se lo può permettere”, di solito si commenta. Ma cosa porti una persona, una famiglia, a indebitarsi per spendere nel “superfluo”, ancora non l'ho capito.
Non parlo del mutuo per la casa, che ho acceso anch'io, e che come tanti, troppi, ritengo sia un bene importante! Parlo dell'auto, magari la seconda auto, parlo dell'ultimo modello di smartphone piuttosto che delle scarpe alla moda. Intendo tutto ciò che non è indispensabile!
Sono cresciuto in una famiglia in cui mi hanno insegnato che uno deve spendere in funzione di quello che incassa, tenendo conto che, è sempre bene mettere qualcosa da parte (non si sa mai!), come le formiche. So che in quest'epoca, del “spendi e spandi”, una frase del genere rasenta la blasfemia, ma mi sembra un criterio molto razionale per gestire la propria vita.
Se non posso andare in vacanza quest'anno non vado, o cerco per lo meno di abbassare il target qualitativo delle mie ferie, o se ho nonni o parenti che mi possono ospitare qualche giorno “pur di cambiare aria” colgo l'occasione. Se ho un paio di scarpe dello scorso anno, ma ancora comode e funzionali, perchè comprare la nuova serie della Hogan o della Clark? Se il giaccone di qualche anno fa è ancora in buono stato, perchè sostituirlo con uno nuovo della Woolrich, solo perchè alla moda?
Quando affronto con qualcuno, amici, parenti e conoscenti, questi argomenti, le risposte sono sempre le stesse: “lavoro tutto l'anno (se ho un lavoro!), ah!, in vacanza vado, costi quel che costi, e in albergo a 4 stelle”, “la seconda macchina è necessaria, voglio essere indipendente da mio marito, e poi l'auto di famiglia, nel caso, è troppo grande per me“, “ma cosa vuoi che siano 200 € per un paio di scarpe che poi ammortizzo in 3 anni di utilizzo?”, “il giaccone che ho è troppo pesante, ne ho preso uno mezza stagione”, “ma cosa te ne fai dei soldi! Fai girare l'economia....”, farò girare anche l'economia, ma a me girerebbero le palle all'idea di fare girare l'economia con soldi chiesti in prestito.
Quanto detto per le famiglie, vale anche le aziende e le banche. Solo così cerco di spiegarmi perchè qualcuno, aziende più che singole persone, ma essendo fatte di persone c'è certamente una responsabilità del singolo, che già guadagnavano bene, hanno cominciato a volere guadagnare di più. Si sono ingrandite, si sono globalizzate, hanno delocalizzato, hanno prodotto di più, magari a basso costo. Hanno investito tanto denaro non loro, hanno chiesto prestiti alle banche, magari gonfiando il business plan, e le banche, a loro volta hanno aperto le porte concedendo tutto il concedibile, cartolarizzando tutto ciò che era possibile cartolarizzare,....tanto nella massa non si vedevano i titoli venduti!! Ed è stato proprio questo fare “massa”, senza una contabilizzazione certa, che all'indomani del fallimento della Lehman Brothers ha generato il panico, a livello globale, poiché non si aveva idea delle dimensioni reali del danno, non si conoscevano le perdite latenti.
Quando ho provato a parlarne con qualcuno, di questa idea che mi ero fatto in merito allo scoppio della crisi, e della perversione di metodo che portava dentro, mi è stato detto che in economia non c'è buono e cattivo, non c'è giusto e sbagliato, non c'è sano e malato, ma c'è il business, e “business is business”!!
Personalmente non sono affatto d'accordo, perchè va bene che chiunque, da un'attività, qualunque essa sia, cerchi di ottenere un buon profitto, di natura economica o altro, ma che questo debba avvenire a scapito di persone o ben sapendo che si creano dei danni, anche irreparabili, lo trovo diabolico.
E nella crisi, lo vediamo, c'è stato chi ne ha approfittato per fare un repulisti di tutto ciò che per lui era zavorra: dalle persone “non allineate”, ai settori aziendali poco profittevoli, al falso in bilancio per evitare di pagare le tasse.
Il bello della mostra è che affronta l'argomento della crisi in maniera positiva: vale a dire, in tutto questo marasma, non bisogna perdere la speranza di riprendersi, di ricominciare, ma occorre reagire con coraggio e realismo ai problemi da affrontare.
Einstein diceva che “senza crisi non c'è sfida, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia”.
Allora è interessante capire come ognuno nel proprio ambito, col proprio ruolo, può affrontare in maniera costruttiva la crisi, come ci siano persone che non si lasciano prendere nè dal pessimismo cosmico né dall'ottimismo di maniera ma si rimboccano le mani, che vedono in queste circostanze drammatiche l'occasione per stupirsi di come la necessità di mettersi in discussione, o la possibilità di ripartire da zero non è figlia della disperazione ma della passione, del desiderio che porta ognuno a implicarsi nella realtà per cambiarla, per il bene suo e di quelli che gli stanno intorno.
Diceva don Giussani che “il desiderio è come la scintilla con cui si accende il motore. […]. Il desiderio accende il motore dell'uomo. E allora si mette a cercare il pane e l'acqua, si mette a cercare il lavoro, a cercare la donna […], in forza del maturarsi di quegli stimoli che ha dentro e che la la Bibbia chiama globalmente cuore".


Alcuni appunti utilizzati per introdurre la mostra

IL RETROSCENA
Alcune definizioni
  • Economia: scopo dell'economia è la sopravvivenza e il benessere di una comunità. E' la ricerca del bene comune. È il mezzo con cui si soddisfano i bisogni delle persone
  • Mercato finanziario: è il luogo dove si svolgono due attività principali, il collocamento/emissione di titoli (obbligazioni o azioni), che costituiscono il mercato primario, e la negoziazione tra i diversi soggetti del mercato dei titoli (che garantiscono liquidità e definiscono il prezzo), che costituiscono il mercato secondario.
  • Rating: è il giudizio sul rischio che un debitore (privato, impresa o governo) non abbia la capacità o la volontà di ripagare un prestito ottenuto. Lo scopo del rating è fornire all'investitore le informazioni utili per prendere le decisioni e fissare il costo di indebitamento, ovvero l'interesse.
  • Banca di investimento o d'affari: è un istituto che non raccoglie depositi (come le banche commerciali) ma offre servizi a imprese e governi nella fase di emissione e di negoziazione dei suoi titoli e specula con elevato rischio offrendo liquidità in fase di negoziazione.
  • Speculazione: è l'attività svolta da un operatore finanziario che scommette dei capitali senza la sicurezza della restituzione iniziale. Speculare è un cardine dell'economia, con cui si fornisce liquidità al mercato, si concorre alla formazione del prezzo e si finanziano attività remunerative e rischiose ma con maggiori prospettive di crescita.
  • Bolla: si verifica quando c'è un aumento significativo e ingiustificato dei prezzi di un bene, legato a un incremento veloce ma limitato nel tempo della domanda. Il crollo dei prezzi del bene corrisponde allo scoppio della bolla.
  • Cartolarizzazione: è la tecnica con cui vengono cedute attività non liquide (cioè non vendibili sul mercato), quali emissione e collocamento di titoli obbligazionari, a un soggetto terzo, chiamato SPV (Special Purpose Vehicle), creato apposta per questo tipo di operazione.
  • Mutui subprime: sono mutui concessi a una clientela non “prime” che hanno un basso merito creditizio e maggiori probabilità di risultare insolventi.
  • Mercato interbancario: è l'insieme delle transazioni che avvengono ogni giorno tra le banche che consentono loro di avere sempre liquidità sufficiente per assolvere alle operazioni quotidiane.

I protagonisti del mercato
Governi e imprese che reperiscono risorse attraverso strumenti trattati sul mercato finanziario; banche d'affari che offrono servizi di intermediazione; le banche e le assicurazioni che raccolgono il risparmio, investono e prestano denaro; famiglie e risparmiatori che investono denaro

Le fasi di avvicinamento alla crisi
Anno 2000 2007
Mentre gli USA spendono più di quanto producono, i paesi emergenti risparmiano molto e investono all'estero in modo tale da tenere basso il valore della propria valuta ed evitare attacchi speculativi sulle valute da parte di investitori esteri. In occidente si genera notevole liquidità e quindi un eccesso di domanda per investimenti finanziari.
Anno 2001
Lo scoppio della bolla azionaria della New Economy e l'attentato terroristico del'11 settembre genera un immediato crollo della fiducia sui mercati finanziari. La FED taglia il costo del denaro ( scende sotto il 2%) per incentivare gli investimenti (crescono notevolmente quelli stranieri) e aumentare i consumi. Grazie al denaro facile cresce rapidamente il tasso di indebitamento medio dei consumatori.
Anno 2004
Negli USA cominciano a crescere i tassi di interessi. Si genera una contrazione dei mutui e cala il prezzo delle case.
Anno 2007
L'economia americana presenta un eccesso di liquidità, prodotto da investimenti stranieri, basso costo del denaro, ricerca di profitti a breve termine da parte delle banche, eccessiva concessione ai prestiti senza adeguate garanzie e abuso della cartolarizzazione.
L'aumento dei tassi di interesse e il crollo dei prezzi immobiliari fa si che molti mutui non vengono ripagati.
Ne segue una ondata di perdite per le istituzioni finanziarie.

L'anello debole della crisi: le banche
Dopo l'euforia per gli investimenti ad alto tasso di rendimento (e alto rischio di insovibilità!), la crisi dei mutui subprime, di cui non si riesce a stimarne l'attendibilità e il valore economico globale, e la caduta del mercato immobiliare con il mancato pagamento dei mutui innesca la paura.
Si genera mancanza di liquidità per il mercato interbancario:
- non si fanno crediti ai privati e alle imprese
- aumento del costo del credito a imprese e privati
 Recessione (calo di consumi e investimenti)

Anno 2008
Il 15 settembre fallisce la banca d'affari Lehman Brothers (una delle maggiori sottoscrittrici di titoli subprime)
- ondata di vendite sui mercati azionari: CROLLO DELLE BORSE
- blocco del mercato interbancario: NON SI FA CREDITO AD ALCUNO

L'IMPATTO E I TENTATIVI
Alcune definizioni
  • Mercato Monetario: è l'insieme delle negoziazioni e la porzione del mercato finanziario che hanno per oggetto prestiti monetari con durata inferiore ai 12 mesi.
  • Mercato dei capitali: ha per oggetto prestiti monetari con durata superiore ai 12 mesi
  • Politica Monetaria: insieme delle attività monetarie, svolte dalle Banche Centrali, consistente nella gestione dei tassi di interesse e dei tassi di cambio il cui obiettivo è la crescita economica e il mantenimento dell'inflazione (  3% nella UE)
  • Banca centrale: FED (USA) e BCE (UE), hanno la funzione di prestare denaro alle banche e garantire la distribuzione della liquidità
  • Debito dello Stato: il deficit di uno stato è la differenza tra le entrate (tasse e tributi) e le spese sostenute nell'arco di un anno. Il debito viene finanziato emettendo obbligazioni. Se un paese non riesce a controllare il suo deficit, ma lo peggiora, rischia il default. Il controllo del deficit è una delle condizioni per accedere alla UE.

Azioni contro la crisi
Banche Centrali 
1) Riduzione dei tassi di interesse (FED + BCE)
2) Aumento dei volumi di prestiti alle banche (FED + BCE)
3) Acquisto di titoli tossici e titoli di stato (FED)

Governi
  • Ricapitalizzazione delle banche (USA)
  • Politica fiscale espansiva: aumento della spesa pubblica e riduzione delle imposte fiscali (USA)
  • Fornire sostegno economico ai gruppi finanziari (UE)
  • Rafforzare lo stato patrimoniale delle banche attraverso opere di intervento pubblico. Nel Regno Unito si nazionalizzano le banche (UE)
  • Piano di 80 mld € per: favorire il potere di acquisto (Bonus alle famiglie), promuovere lo sviluppo (sgravi fiscali), ricapitalizzazione delle banche (Tremonti Bond) (ITA)
  • Manovre di politica economica per compensare la riduzione delle esportazioni (ASIA)
Regole della UE
  1. Non sforare il deficit del 3% rispetto al PIL
  2. Contenere l'inflazione sotto la soglia del 3%
  3. Mantenere il rapporto tra lo stock di debito e il PIL al di sotto del 60%
9/05/10 Fondo Salva Stati: varato in occasione della crisi greca


I PECCATI ORIGINALI DELLA CRISI
Nel 1600 comincia a radicarsi una concezione di uomo, intrinsecamente egoista, secondo cui esso è razionale in economia nel momento in cui tende esclusivamente a massimizzare il profitto. La perversione di questo concetto porta a concludere che:
a) gli altri sono nemici
b) la stabilità, nel tempo, dell'impresa è secondaria
c) indifferenza verso le sorti di milioni di uomini
d) la tutela dell'ambiente non è una priorità
e) è possibile generare ricchezza senza beni e servizi (distorsione della finanza)
 Dunque: M'INDEBITO ERGO SUM!
Dai processi di indebitamento si sono generate le bolle, le speculazioni e il lucro a vantaggio personale.

DA COSA RIPARTIRE (parola agli imprenditori)
Crisi e positività - “la crisi mi ha messo in discussione...ha tirato fuori più quello che sono e quello che voglio essere...poter essere utile e costruttivo”
Crisi e realismo - “la realtà non entra mai nei nostri schemi...calarmi nella realtà è stata la lezione più utile”

<> (L. Giussani)