martedì 15 gennaio 2013

La Francia in piazza contro le nozze e le adozioni gay

In questi giorni sto seguendo con attenzione e curiosità quanto si sta verificando in Francia in merito alla proposta del governo Hollande di concedere le nozze e la possibilità di adozione a coppie gay.
E' sorprendente, e personalmente, condivisibile la reazione che sta avendo la piazza.
Forse danno per scontato che in una società “moderna” e “libera” non si crei un moto di reazione e di indignazione?
Forse credono che a questo mondo siamo tutti uguali, uomini, donne e gay, e che pertanto tutti abbiamo diritto a tutto indiscriminatamente?
Peccato che in Italia, finora, quanto accade Oltralpe sia passato sui media come un semplice fatto di cronaca e solo qualche giornale o bloggista sta invece seguendo le sue evoluzioni.
Può essere che in Italia, in caso di vittoria alle prossime elezioni di febbraio della coalizione di centro sinistra ci si prepara a un tentativo di “modernizzazione” e “liberazione” della società con un passo simile a quello compiuto prima in Spagna e adesso in Francia? E pertanto, i media, non vogliono sbilanciarsi e prendere posizioni che potrebbero risultare ostili? O forse, attendono che una certa cultura progressista si svegli andando contro quei “quattro” gatti di cattolici oscurantisti, che con l'aiuto della Chiesa, “purtroppo”, in Italia non permettono alcun progresso?
Riporto alcuni articoli che ho trovato sul web (“Il Foglio”, “Lo Straniero”, “Tempi” e “Avvenire”), in questi giorni, e che danno una idea più chiara di quanto stia accadendo in Francia, della posizione del governo e del giudizio che hanno alcune associazioni gay sulle nozze e sulle adozioni.

Il Foglio” 15.01.2013
Non cede François Hollande, presidente di Francia, e andrà avanti con il progetto di legge sulle nozze e l’adozione per le coppie omosessuali – che arriva il 29 gennaio all’Assemblea nazionale – nonostante il grande successo della manifestazione di domenica a Parigi, una delle più imponenti degli ultimi trent’anni. Secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla “manif pour tous”, la manifestazione per tutti, la risposta di chi è contrario all’imminente legge sul “matrimonio per tutti”, 800 mila persone: la questura ne ha contate 340 mila, ma i soliti scontri sulle cifre non nascondono una verità. In un clima festoso, con i cartelli colorati, i canti e i balli, le famiglie, i bambini e gli anziani, s’è svolta la più imponente protesta dal 1984, quando un milione di persone scese in piazza per la “scuola libera” (vince la gara degli slogan più ripresi e citati il chiarissimo: “Non ci sono ovuli nei testicoli”).
Il successo è stato garantito dalla convergenza di mondi diversi e dalla solerzia di ottomila volontari in maglia gialla che hanno fatto arrotolare gli striscioni dal sapore omofobo o in aria di “scorrettezza”. C’era il mondo cattolico, che ha voluto la manifestazione e che in piazza era la grande maggioranza assieme alla destra, ma c’erano anche i protestanti, gli ebrei e i musulmani; c’era il mondo laico e repubblicano, assieme a qualche socialista contrario al provvedimento. Decine di treni, centinaia di autobus speciali sono arrivati a Parigi, per riempire quei tre cortei che, dopo aver sfilato per la città, si sono ritrovati davanti alla Tour Eiffel. Lì hanno chiesto a Hollande di dialogare, ma per l’Eliseo questa è una materia in cui il negoziato non esiste, si può discutere delle tasse, persino di quel 75 per cento ai ricchi che sta diventando un’enorme commedia francese (interpretata naturalmente da Depardieu), ma del matrimonio per tutti no. “Il governo è del tutto determinato a realizzare questa riforma, questo passo storico che non sancisce la vittoria di una parte sull’altra, ma il progresso dell’intera società”, ha affermato ieri la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, dicendo di rispettare i manifestanti, “ma anche i diritti del Parlamento: è lì che sarà discussa questa riforma, non nelle piazze”. Stesso tono dall’Eliseo: “Il presidente ritiene che non sia il numero di manifestanti a fare o disfare una legge. La protesta non cambia nulla al progetto di legge, al suo esame e alla sua adozione. La mobilitazione è corposa ma non così importante come speravano gli organizzatori”.
Non la pensa così l’ex ministro degli Esteri dell’Ump Alain Juppé, che chiede a Hollande di ascoltare il messaggio dei tre cortei, e di non ostinarsi. Si tratta di “una questione difficile”, che “riguarda convinzioni fondamentali. Stiamo creando le condizioni di una profonda divisione della società francese”. Al culmine della mobilitazione, mentre sui maxischermi che illuminavano la giornata grigia di pioggia compariva la cifra “800.000”, i portavoce della manifestazione hanno dato lettura di una lettera a Hollande, in cui si chiedeva di “sospendere il progetto di legge che divide i francesi”: “Lei – ha detto Frigide Barjot, energica militante che si è imposta in questi giorni come ispiratrice della manifestazione e si è presentata con un velo da sposa – non può ignorare questa enorme folla”. La Barjot ha sottolineato che un uomo come Hollande, sommo sostenitore “del dialogo e della concertazione”, non può andare avanti da solo su un tema tanto delicato. E’ arrivata così la sfida diretta al governo, con il tono sereno e deciso di chi non vuole veder cambiare il paese in un modo così radicale senza aver detto nulla. L’unico imbarazzo di una giornata così allegra l’ha causato Xavier Bongibault, uno dei portavoce della manifestazione, dichiaratamente gay, che ha tracciato un parallelo tra Hollande e Hitler, salvo poi chiedere scusa per un’uscita dettata “dall’esasperazione”, e denunciata dalla stessa Barjot. Nessun incidente neppure nel quarto corteo parigino, quello separato degli oltranzisti cattolici di Civitas, che la “manifestazione per tutti” non ha voluto nei suoi ranghi. Hanno sfilato con croci e foto di Benedetto XVI, intonando salmi e preghiere. Monsignor André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, non ha partecipato al corteo ma ha espresso il suo “sostegno” alla manifestazione principale, al contrario del suo collega di Lione, cardinale Philippe Barbarin, che era tra i manifestanti dopo aver fatto parlare di sé per aver detto che le nozze gay rischiano di aprire la strada alla poligamia e all’incesto.
C’erano molti dirigenti e parlamentari dell’Ump, alcuni dei quali hanno poi lanciato l’idea di un referendum accolta per tutta la giornata di ieri dall’indignazione dell’Huffington Post di Anne Sinclair, con i commentatori scatenati nelle critiche all’ipotesi di consultazione popolare. Per il Fronte nazionale stessa spaccatura, con Marine Le Pen assente “per non cadere nella trappola” di dare importanza a un tema a suo parere “marginale” per i francesi. I quali, secondo i sondaggi, sono in maggioranza favorevoli alle nozze anche per i gay ma contrari all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.


Lo Straniero” 13.01.2013 di Antonio Socci
Quella iniziata in Francia da Hollande è una sceneggiata che abbiamo già visto – ed è finita malissimo – con Zapatero in Spagna. E probabilmente sarà il futuro prossimo dell’Italia se vincerà la Sinistra.
I leader socialisti si trovano incapaci di far fronte all’enormità dei problemi dell’epoca della globalizzazione e alla crisi economica finanziaria.
Così anche Hollande, per dare la sensazione ai propri elettori di fare cose di sinistra, non sapendo che pesci prendere sulla crisi (che si fa sempre più minacciosa per la Francia), si è inventato una rivoluzione antropologica, il “matrimonio gay”, con tanto di diritto all’adozione di bimbi.
DEVASTAZIONE
Con essa Hollande decide addirittura di sconvolgere dei pilastri millenari della storia umana come sono le parole “padre” e “madre”, oltreché “marito” e “moglie”.
Che vengono aboliti e testualmente sostituiti nei documenti pubblici dalla formula “genitore 1” e “genitore 2”. Perfino i certificati di nascita e gli stati di famiglia porteranno questa surreale espressione.
Hollande era convinto così di avere dalla sua “la gente” che avrebbe applaudito la sua rivoluzione. E invece scopre adesso che il popolo è dotato di buon senso, a differenza dei politici superficiali e dei governanti apprendisti stregoni.
Anzi, il presidente socialista francese ha dovuto scoprire di non avere dalla sua nemmeno alcune anime del suo partito e gran parte dei gruppi omosessuali, i quali si oppongono e non vogliono essere usati strumentalmente.
IL POPOLO IN PIAZZA
Oggi infatti a Parigi va in scena una manifestazione straordinaria, proprio contro il progetto di legge su “Matrimonio e adozione per tutti” presentato dal ministro della Giustizia Christiane Taubira.
Hollande credeva di avere la strada spianata. Aveva immaginato di trovarsi contro solo i soliti cattolici (anzi, una parte dei cattolici), che facilmente avrebbe liquidato come retrogradi e omofobi.
E invece è accaduto l’incredibile, perché la manifestazione che si sta svolgendo in queste ore (per la quale sono arrivati nella capitale centinaia di pullman e treni speciali) è tutt’altro che una manifestazione dei cattolici.
Sotto lo slogan “Tutti nati da un uomo e da una donna” si ritroveranno persone, associazioni, movimenti, realtà che nessuno avrebbe immaginato di veder convergere: cattolici, ebrei, musulmani, socialisti, liberali, laici e omosessuali.
La manifestazione si definisce “apolitica, non-confessionale e non-omofoba”.
Prendiamo Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox, “un collettivo di cittadini francesi che porta la voce degli omosessuali francesi che si oppongono al progetto di legge Taubira”.
Nathalie dichiara: “In Francia ci censurano, si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma la maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro e non ci rappresenta”.
A “Tempi” De Williencourt spiega: “noi gay non vogliamo il matrimonio. Perché la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio”.
Come faranno adesso a bollare come “omofobi” questi argomenti di buon senso portati dal portavoce di Homovox?
Del resto Nathalie aggiunge un altro ragionamento di capitale importanza:
Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli. Se le coppie omosessuali adottano dei bambini che sono già privati dei loro genitori biologici, allora li si priva di un padre e di una madre una seconda volta. L’adozione non è un diritto degli adulti, serve a donare dei genitori ai bambini che non ne hanno, ma oggi non è più così”.
Sono posizioni sagge, ma anche coraggiose. Le stesse di Xavier Bongibault, presidente di “Plus gay sans mariage”, che si definisce ateo.
Lui, secondo quanto riportava ieri “Avvenire”, ha fatto una dichiarazione scioccante, riferendo di aver ricevuto perfino minacce: “La verità è che c’è una volontà di far tacere gli omosessuali. La maggioranza della comunità omosessuale s’infischia totalmente del progetto di legge”.
Anche l’ex premier socialista Lionel Jospin ha una posizione critica e ha dovuto ricordare ai suoi compagni che il mondo è popolato di uomini e donne, non di omosessuali ed eterosessuali.
Del resto sua moglie Sylviane Agacinski, che è una famosa psicoanalista e femminista, è una delle personalità del mondo laico che più decisamente si oppongono alla “rivoluzione” di Hollande.
Fra i promotori della manifestazione questa Francia laica si trova rappresentata per esempio dalla socialista Laurence Tcheng, con l’associazione “La gauche pour le mariage républicain”, che sbandiera il Codice civile per opporsi al progetto di Hollande e al metodo scelto dal governo che sta imponendo alla Francia questa trovata senza alcun vero dibattito e senza ascoltare il popolo francese, che, nei sondaggi, è in maggioranza contrario.
Il governo indispettito è così nervoso che il ministro dell’educazione nazionale Peillon è stato protagonista di una vera gaffe, dal momento che si è scagliato contro il segretario per l’insegnamento cattolico il quale aveva invitato le scuole superiori cattoliche a organizzare dibattiti, se richiesti dagli studenti, per approfondire il tema delle nozze gay.
In barba alla democrazia e al confronto il ministro ha fatto sapere che è “inopportuno” e lo ha fatto “usando toni che hanno fatto parlare di censura e di ingerenza autoritaria”, come scrive Nicoletta Tiliacos sul “Foglio”.
Ovviamente alla manifestazione di oggi partecipa in massa pure il popolo di centrodestra che si rallegra di questa sollevazione popolare contro il presidente socialista.
LA GRANDE VOCE DELL’EBRAISMO
Ma le prese di posizioni che più hanno impressionato, oltre a quelle dei vescovi cattolici, sono venute dalle altre confessioni religiose, da voci autorevoli come il rettore della grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur e dal gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim.
Quest’ultimo ha scritto un documento, sulla paternità, la maternità, l’unione dell’uomo e della donna e la figliolanza (contro la filosofia del “gender” e quindi la trovata hollandiana), che ha entusiasmato papa Benedetto XVI, il quale nel suo recente discorso alla Curia lo ha definito “un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante”.
Anche lo storico Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera ha segnalato l’importanza storica del documento di Gilles Bernheim.
Il Gran Rabbino è tornato a parlare il 7 gennaio scorso con una intervista al quotidiano cattolico “La Croix” dove, fra le altre cose, dice “abbiamo perso la comprensione, insieme teorica e pratica, di quello che è il senso morale”.
E questo ci rende incapaci pure di fronteggiare la crisi: “Le democrazie liberali occidentali sono mal equipaggiate per farsi carico dei problemi dei più indigenti tra le vittime della crisi. Non perché non si preoccupano della povertà, ma perché hanno adottato meccanismi che emarginano le considerazioni morali. Per questo le loro politiche sociali diventano sempre più tecnocratiche e gestionali”.
I governi non fanno più riferimento “a una nozione di bene”, dice il Gran rabbino, perciò “al di là di offrire la possibilità di fare ciò che ci piace (e che possiamo pagare) la politica e l’economia odierne non hanno un granché da dire sulla condizione umana. Abbiamo bisogno di ritrovare una tradizione più antica”.
Parole sagge, che dovremmo meditare anche noi, in Italia. Perché il duo Bersani-Vendola, se vincerà, sembra voler portare l’Italia nella direzione di Hollande e Zapatero.
Così, dopo aver visto le tragedie del socialismo reale, subiremo i disastri del socialismo surreale.


Avvenire” 12.01.2013 di Daniele Zappalà
Non sarà una passeggiata, perché da settimane in Francia soffia un vento d’antagonismo sempre più tagliente attorno alla bozza di legge socialista sulle nozze e adozioni gay. E da giorni, accanto alla trepidazione, traspare pure una certa apprensione sui volti di quanti organizzano la “Manifestazione per tutti” che calcherà domani le arterie di Parigi per gridare al governo un fermo «no» al progetto di legge. Certo, c’è già chi prevede una congiunzione eccezionale di energie, accenti regionali, sensibilità, generazioni ed associazioni. Ma nelle ultime ore, si sono viste pure sul lungosenna grandi pozze di un inquietante rosso porpora: vernice che evoca il sangue, versata dai più intransigenti gruppuscoli favorevoli alla bozza, proprio nei luoghi e nelle ore in cui hanno preso la parola i coordinatori del “fronte del no”, in mezzo a cordoni di sicurezza. Le buone intenzioni e i grandi numeri, domani, non basteranno.
Occorreranno pure sangue freddo e una bella dose di forza tranquilla. Lungo gli itinerari dei tre diversi cortei che nel primo pomeriggio convergeranno verso la Tour Eiffel, potrebbero esserci provocazioni ancora più spinte di quelle viste a fine novembre, quando solo a Parigi protestarono contro la bozza oltre 100mila persone. Qualche numero e indicatore su domani, a dire il vero, circola già: almeno mezzo migliaio di pullman noleggiati, 6 treni speciali, un autentico assalto virtuale ai siti Internet dedicati ai tragitti condivisi in auto. Il principale slogan sarà: «Tutti nati da un uomo e una donna». Ma di quanto si sta vedendo, ciò che impressiona maggiormente è l’alchimia sociologica e generazionale del fronte del no. Chi piloterà l’imponente macchina organizzativa? Perlopiù un esercito silenzioso di ventenni che smanettano da settimane giorno e notte sui social network e sulle proprie tastiere tascabili di ogni foggia e colore. Che fino all’ultimo distribuiranno nelle stazioni ferroviarie e del metrò qualcosa come 4 milioni e mezzo di volantini.
Ma su quest’ultimo fronte, non da soli: a spalleggiarli è un altro esercito numericamente indefinibile di chiome argentate o spelacchiate, con il sorriso e la voglia di spiegare come sole armi. Ci sono poi anche i leader di associazioni omosessuali che hanno scelto il campo del no, e che scenderanno in piazza domani. Confessano di essere psicologicamente stremati, eppure una fiamma brilla nei loro occhi. Xavier Bongibault, presidente di Plus gay sans mariage, racconta: «In pochi mesi, ho ricevuto 15 minacce di morte. La verità è che c’è una volontà di far tacere gli omosessuali. La maggioranza della comunità omosessuale, anche se non amo il termine, s’infischia totalmente del progetto di legge. Ma c’è una minoranza pronta ad usare la violenza per forzare al silenzio». Su Internet esistono ormai siti creati ad hoc, come Homovox, che danno la parola agli omosessuali contrari alla bozza. La trasversalità della manifestazione, in generale, dà quasi il capogiro.
Domani, scenderanno in strada intere famiglie e single, credenti e non, fedeli di tutte le religioni, elettori conservatori accanto a simpatizzanti di sinistra in aperto dissenso con il Ps, sindaci e deputati, intellettuali, insegnanti e specialisti dell’infanzia, compresi tanti pedopsichiatri. Fin dalla scorsa estate, con le proprie forti prese di posizione, la Chiesa cattolica francese ha dato un impulso generale decisivo in termini di sensibilizzazione, ma il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale, ha chiarito anche nelle ultime ore che domani si assisterà a una «manifestazione civile e non confessionale». Fra gli altri rappresentanti religiosi, il Gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim, ha a sua volta suscitato una viva impressione per il carattere incisivo delle proprie argomentazioni contro la bozza. Frigide Barjot, la militante associativa cattolica divenuta con il suo stile fuori dagli schemi una sorta di musa del movimento, ha espresso in questi termini il fermo rifiuto degli organizzatori di qualsiasi stigmatizzazione dell’omosessualità: «Siamo noi i migliori difensori degli omosessuali, attualmente al centro di una vasta strumentalizzazione».
L’opinione pubblica ha finito per ascoltare sempre più attentamente le voci che vogliono «spezzare la cappa di piombo». La stessa Barjot ama citare gli ultimi sondaggi: «Si tratta di una bozza di legge in realtà imperniata sull’adozione, ma ormai il 54% dei francesi sono contro le adozioni gay e lo diremo al presidente della Repubblica. Deve cambiare la bozza, oppure gli toccherà ascoltare il popolo di Francia». Intanto, fra gli ultimi rinforzi andati invece all’esecutivo socialista in vista del dibattito parlamentare fissato ufficialmente per la fine del mese, figura un drappello di nomi dello star system che hanno firmato un «manifesto per il sì» pubblicato dal settimanale Le Nouvel Observateur. Domani, non sarà una passeggiata. Tutti l’hanno forse già capito.


Tempi” - 11.01.2013 di Leone Grotti
Intervista a Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox: «Rappresentiamo la maggioranza dei francesi omosessuali ma non ci ascoltano. Non vogliamo il matrimonio, perché non siamo come le coppie eterosessuali, che possono fare figli».
Sono francesi, sono omosessuali, «la maggioranza degli omosessuali», e non vogliono né il matrimonio né l’adozione per le coppie gay, soprattutto non vogliono essere trattati allo stesso modo delle coppie eterosessuali «perché siamo diversi: non vogliamo uguaglianza, ma giustizia». Parliamo dei cittadini francesi gay rappresentati da Homovox, che non chiede il “matrimonio per tutti” – nome del progetto di legge di François Hollande che legalizzerà il matrimonio gay e l’adozione per le coppie omosessuali – ma “la parola per tutti!”. «In Francia ci censurano, si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma la maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro e non ci rappresenta», spiega a tempi.it Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox. Ecco perché l’associazione parteciperà domenica alla grande “Manifestazione per tutti”, che vedrà sfilare dai cattolici agli ebrei ai musulmani ai socialisti ai radicali agli omosessuali contro il progetto di legge di Hollande, che comincerà ad essere discusso all’Assemblea nazionale il 29 gennaio.
Chi rappresenta Homovox in Francia?
Homovox è un collettivo di cittadini francesi che porta la voce degli omosessuali francesi che si oppongono al progetto di legge Taubira. Sul nostro sito Homovox.com si possono trovare le testimonianze delle persone omosessuali che spiegano perché si oppongono al progetto di legge.

Perché avete firmato l’appello della “manifestazione per tutti”?
In Francia si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma molti omosessuali non fanno parte di questo movimento. La maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro. Noi vogliamo dare la parola alla maggioranza degli omosessuali in Francia e sosteniamo la “Manifestazione per tutti” perché noi gay non vogliamo il matrimonio.

Perché?
Perché la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio. Ha bisogno di un’altra cosa perché la realtà delle coppie omosessuali è diversa da quella delle coppie eterosessuali.

Nel vostro comunicato accusate la comunità LGBT di essersi autoproclamata portavoce della comunità omosessuale.
È proprio così. Le comunità LGBT sono composte molto spesso da persone omosessuali che sono state rigettate dalla famiglia, sono venute a Parigi e hanno trovato ospitalità nella comunità Lgbt, sorta nel quartiere del Marais. Queste persone hanno una ferita in rapporto alla loro omosessualità: poiché non la accettano, rivendicano di essere come gli eterosessuali. Il nostro movimento rivendica invece che gli omosessuali siano trattati diversamente dagli eterosessuali, perché siamo differenti. Non possiamo chiedere l’uguaglianza per situazioni che sono differenti. Non è l’uguaglianza ad essere importante, ma la giustizia. C’è un’uguaglianza giusta e un’uguaglianza ingiusta.

E per quanto riguarda l’adozione di bambini da parte di coppie gay?
È importante capire che in Francia nella legge non ci sono distinzioni tra il matrimonio e l’adozione: tutte le coppie sposate hanno il diritto di adottare. Quando si propone il matrimonio per gli omosessuali, esso comprende automaticamente l’adozione. Non c’è divisione come in altri paesi europei. Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli. Se le coppie omosessuali adottano dei bambini che sono già privati dei loro genitori biologici, allora li si priva di un padre e di una madre una seconda volta. Questa legge in Francia è stata fatta nel dopoguerra, quando c’erano molti bambini da adottare e si voleva dare loro dei genitori. L’adozione però non è un diritto degli adulti, serve a donare dei genitori ai bambini che non ne hanno, ma oggi non è più così.

Cioè?
Le coppie che fanno domanda attendono anni prima di potere adottare un bambino, perché non ce ne sono più. Inoltre molti paesi del mondo non concederanno più adozioni alla Francia se questa legge sarà approvata, dal momento che paesi come la Cina e altri in Asia hanno procedure nelle quali chiedono che le coppie omosessuali siano escluse. Tutto ciò significa rendere l’adozione per le coppie uomo-donna ancora più difficile.

Chi espone gli stessi vostri argomenti, di solito, viene chiamato omofobo.
È da due mesi che in Francia sono usciti allo scoperto gli oppositori al “matrimonio per tutti”. Prima chi si opponeva al matrimonio gay veniva subito chiamato omofobo da quasi tutti i grandi media ed era impossibile opporsi senza essere immediatamente tacciati di omofobia. Io e i miei amici omosessuali, che non possiamo certo essere accusati di omofobia, chiediamo che ci sia un dibattito per permettere le unioni omosessuali, ma creando un’istituzione diversa dal matrimonio.

Ad esempio?
Che ci sia un allargamento dei Pacs, che si rifletta sui Pacs. Ma noi non vogliamo il matrimonio, che è riservato all’uomo e alla donna in quanto possono procreare. È così da secoli.

Che cosa chiedete quindi al presidente Hollande?
Noi domandiamo gli Stati generali del matrimonio, cioè domandiamo un dialogo fra François Hollande e il popolo. Perché il presidente aveva promesso che non avrebbe fatto passare una legge con la forza se il popolo francese non fosse stato d’accordo. Ha detto che voleva dialogare col popolo francese. Speriamo che aprirà il dialogo con degli Stati generali sul matrimonio e con un referendum per interrogare tutti i cittadini su questo argomento.

Hollande ha una grande maggioranza all’Assemblea nazionale. Secondo voi la manifestazione può andare a buon fine, la legge potrebbe non passare?
Dipenderà dalla mobilitazione della manifestazione di domenica e del modo in cui il governo ascolterà il popolo francese. La risposta dipende da François Hollande e domenica il popolo francese si rivolgerà a lui, non contro di lui ma per chiedergli di avere tutti insieme il tempo per riflettere su cosa sia meglio per la società francese perché le persone possano vivere in pace.

In che modo?
La pace si costruisce dentro la famiglia e per avere pace nella famiglia bisogna donare ai bambini il quadro più naturale e che più infonde sicurezza per crescere e diventare grandi. Cioè la composizione classica uomo-donna.





venerdì 4 gennaio 2013

venerdì 28 dicembre 2012

Fuga dall'isola....che non c'è


Sono nato e vissuto in una città di mare.
Sono un uomo di mare!
Il mare per me è tutto, è vita. Sin da piccolo ho coltivato sogni di gloria attraverso il mare.

Sognavo di girare il mondo e visitare tanti posti: speravo di lavorare su una grossa portaerei, tipo Eisenhower, dare il segnale di via libera agli aerei che decollavano e atterravano sventolando le bandierine. Ma sognavo anche di lavorare su una nave da crociera, una di quelle città galleggianti dotate di ogni comfort possibile e immaginabile, conoscere tanta gente, soprattutto molte donne, godersela.
Non mi dispiaceva l'idea di navigare su uno yacht, di quelli enormi, appartenenti a uno dei tanti multimilionari, che lo usano solo otto, nove giorni l'anno nei posti più disparati ed esclusivi del mondo solo per fare vedere che loro, si che sono potenti e possono scegliere dove trascorrere le vacanze: perchè, salvo quei pochi giorni in cui a bordo c'era il padrone, poi, sarei stato io coi miei colleghi, il vero padrone dello yacht, attraversare i mari in lungo e in largo, andare dai Caraibi alle Seychelles, dalle Mauritius alle Hawaii, dall'isola di Tonga a Zanzibar, e incontrare il padrone laddove aveva deciso di imbarcarsi! In realtà, mi sono piaciute sempre le barche a vela, e nei miei sogni mi sono visto più volte a bordo di un trentasette o un cinquanta piedi a solcare il mare Mediterraneo da nord a sud, da est a ovest. Chissà magari avrei ripercorso le gesta di Giovanni Soldini o addirittura sarei stato un nuovo Francesco De Angelis o Paul Cayard e timonare una barca all'America's Cup.
Poi a conclusione, ormai vecchio e vissuto, mi vedevo a bordo di una piccola imbarcazione, a godermi il mare, le sue onde, i suoi flutti, il suo odore, un po' come il pescatore, protagonista de “Il vecchio e il mare” di Heminqway.
Mettiamola come vogliamo ma al centro di tutto c'è sempre stato il mare.

Con molta umiltà ma forte caparbietà ho cominciato a studiare nautica, prima alle scuole professionali, poi ho deciso di intraprendere la facoltà di ingegneria nautica. Conclusasi brillantemente la mia esperienza universitaria mi sono scontrato con il mondo del lavoro.
Ma cosa cazzo vuoi che faccia un ingegnere nautico!! Quanti cantieri pensi che ci siano in giro? O finisci presso i cantieri Azimut o lavori alla Fincantieri.
In realtà ho cominciato a lavorare presso un piccolo cantiere navale ligure, dove progettavo modeste barche da diporto, ma è stato bello e interessante per l'esperienza. Poi, sono andato a lavorare presso un grosso cantiere finlandese, dove realizzavamo traghetti, di quelli che solcano il Mare Baltico e toccano i principali porti dei paesi scandinavi. Posti fantastici!. Mi è capitato una volta di presiedere il collaudo di un traghetto in pieno inverno....che freddo!
Casualmente mi è giunta una proposta di lavoro da una interessante compagnia di navigazione, una di quelle che organizza crociere in tutto il mondo, per occuparmi dello sviluppo dell'immagine dell'azienda tout court e in particolare presso un certo tipo di clientela. Per cominciare mi sono dovuto imbarcare e fare da assistente al comandante di una grosso transatlantico.
Wow!! E' un sogno o una inculata?
Mi imbarco da Civitavecchia il primo giorno di primavera.
Forse sono davvero bravo, forse sono molto fortunato, forse la passione per il mare mi fa bruciare le tappe.
A quarantanni sono al top. Sono l'immagine dell'azienda e i clienti identificano la compagnia di navigazione con la mia faccia.
Ma si sa, quando si fa carriera velocemente questo infastidisce sempre qualcuno. C'è sempre un orca assassina appostata e ben mimetizzata sotto il pelo libero del mare pronta a trascinarti in acqua al minimo passo falso.
Anche io ho avuto la mia orca assassina e purtroppo, per me, mi ha tirato al fondo!!

Perché in realtà la cosa peggiore per un uomo di mare, è rimanere naufrago.
Già, e io sono tale in questo momento!
Un naufrago in mezzo a un mare forza 8!!
Uno la cui nave è stata affondata in pochi minuti non da un iceberg o da uno scoglio non visto ma piuttosto da un gommone talebano carico di esplosivo, che in piena notte, una notte calda e stellata, si è lanciato sulla mia poppa creandomi uno squarcio non riparabile.
Sicuramente è stato un talebano camuffato da cordiale collaboratore, uno di quelli che ti invita a prendere il caffè, pranzare assieme, che ti suggerisce e condivide le tue scelte, che fino a un istante prima asseconda le decisioni.
Il peggiore dei nemici! Di quelli che se lo smascheri in tempo, gli fai mangiare tanta di quella merda.....Uno stronzo!!
Sono colato a picco in pochi istanti. Quel talebano sapeva bene dove colpire, sapeva che non avrei avuto scampo...ha puntato dritto al “tallone d'Achille” della nave. Maledetto!
E così, ora, mi trovo su un'isola deserta, armato solo di cellulare, benedetto cellulare, e di molta solitudine.
Si, la solitudine: da molte settimane, ormai, sperimento la solitudine peggiore, non quella fisica perchè....quella non guasta a volte, ma quella umana.
Solo di fronte al destino, solo di fronte alle tue scelte, solo di fronte al tuo dolore, solo di fronte allo sconforto che spesso si fa vivo, senza alcuno che raccolga le tue ansie, le tue confessioni, i tuoi sfoghi, privo di qualcuno che ti conforti e abbia parole di affetto.
Solo come un cane abbandonato!

Ho lanciato molti SOS: qualcuno è stato raccolto, molti sono andati a vuoto, altri hanno promesso aiuti a breve ma non sono mai arrivati, solo qualcuno mi ha detto che ha ricevuto la mia richiesta di aiuto e che si sta impegnando per trovare qualcuno che mi venga in soccorso.
L'isola non è nemmeno abitata: segno di vita umana, zero!!
Giusto qualche animale, spero innocuo per l'uomo, ma di bipedi pensanti neanche l'ombra.

Ma dove cazzo si trova quest'isola? Neanche il mio smartphone la trova.
Quando provo a localizzarmi il GPS impazzisce, se potesse mi risponderebbe alla Bennato: “Guarda, io non ti trovo però so la strada: << Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta dritto all'isola che non c'è!...>>”.
Già, l'isola che non c'è!
Sembra un posto che non ha luogo su questa benedetta terra!
Noi uomini, abbiamo la pretesa di dire che conosciamo tutto, anche i posti più reconditi della geografia terrestre e umana, ma la verità è che ci facciamo grandi di quel poco che conosciamo, e poi, ci sono praterie enormi sconosciute.

Cosa fai, da solo, in questi momenti?
Ti metti sulla spiaggia e contempli l'orizzonte? Why not? Anche!
Ti ripeti le litanie?: “che sfiga!,....ma perchè io!,...con tutte le navi che ci sono?...perchè sono stato affondato?, ...chi è stato?”,...e ancora, scendendo velocemente nel baratro: “non sono capace di stare al mondo!,...a quello non dovevo dargli fiducia,...quel coglione non era capace...non so capire le persone...ho sbagliato qui, ho sbagliato lì...”. A volte succede di recitare questo rosario laico!
Imprechi? Ma perchè! Rifiuti l'Unico che ti ascolta?
Ti scavi una buca nella sabbia? Mai, soffro di claustrofobia!
Molti in questi giorni hanno provato a chiamarmi sul telefono, ma confesso che tanti potevano farne a meno.
Quando è andata bene, mi sono sentito dire che purtroppo non sono l'unico disperso, anzi, io sono su un isola, che non si trova, ma pare ci siano tanti naufraghi a mollo per l'oceano. E allora? Stiamo per caso giocando a “Indovina chi c'è in acqua?”. A me non è mai piaciuto il detto “mal comune mezzo gaudio”! In gioco c'è la mia vita, e la mia vita è stata data a me, non è stata data in condivisione con qualcun'altro!
Altre volte mi sono sentito dare le istruzioni d'uso per scappare da questa isola: ma caro amico, se non sai dove sono, come fai a dirmi cosa devo fare, come e quando devo muovermi? In questi casi, il mio interlocutore, per riprendersi dall'enorme minchiata che ha detto, mi ha risposto che non era una istruzione ma un metodo.....anzi, no, meglio, un giudizio! Attenzione coi giudizi!! Perchè caro amico, se io ti dico che sei un coglione, la mia non è una condanna nei tuoi confronti, ma un giudizio...di primo grado!
Addirittura, qualcuno è stato capace di trovare le cause del mio naufragio, che avrei potuto evitare se io avessi..., se io fossi..., se io potessi...,se io...., ma coi “ma” e coi “se” non si va da nessuna parte.

L'unica cosa di cui sono capace è non darmi per vinto. E allora mi muovo per trovare una soluzione perchè io desidero tornare a casa, alla mia Itaca.
Un mio amico mi ha ripetuto di recente che, nella vita, tutte le circostanze belle o brutte accadono perchè cresca la maturità della nostra autocoscienza.
Minchia papà! E che vuol dire?
Siccome io agli amici credo, sto cercando di capire dove si va a parare con quello che m'ha detto: perchè, o è una presa per il culo o è davvero così.
Il pomeriggio, spesso, contemplo l'orizzonte, perchè nonostante tutto il gusto per la bellezza non l'ho perso: mi siedo sulla spiaggia corallina e guardo il sole che tramonta. Godo della bellezza del creato. Ho scorto in lontananza un isolotto, almeno così pare.
Dunque, voglio tornare a casa, vedo un isolotto, quello che devo fare è cercare di raggiungerlo.
Ho più volte girato l'isola nel tentativo di trovare qualcosa che mi potesse aiutare a costruire una zattera: liane, tronchi, sughero, di tutto di più, per cui appronto con fatica e tanto scetticismo un barchino di fortuna.

San Benedetto, nella sua Regola ad un certo punto dice: “...non lasciare subito impaurito la via della salvezza che non si può intraprendere se non per un ingresso stretto”.
Nel mio caso la via della salvezza passa per un mare sconosciuto, immenso, da affrontare con una misera zattera e due remi, ma come Ulisse provo a sfidare le colonne d'Ercole: forse strada facendo incrocerò un mercantile che mi tirerà su, o forse, è mio destino attraversare l'oceano vivendo le pene dell'inferno.
Certo, non sono tranquillo, non so come andrà a finire, ma ritengo che sia l'unica cosa ragionevole.

So che da bambino mi hanno insegnato una preghiera che ad un certo punto dice: “...Fà che in tutte le imprevedibili circostanze non dimentichi che ogni cosa procede da Te”.
Sull'isola non ho un calendario a portata di mano, ma a occhio e croce siamo in avvento e a breve ci sarà Natale: e a Natale, Dio si fa carne per tutti, anche per me che sono solo in questa isola sperduta...e anche per il talebano che mi ha affondato!!




venerdì 14 dicembre 2012

Richard Branson: Il sorriso come vantaggio competitivo

Metto questo articolo sul mio blog perchè mi piace, e posso confermare che davvero un sorriso aiuta in molte situazioni: stempera le circostanze più critiche, aiuta l'approccio positivo dei dialoghi.....

http://www.entrepreneur.com/article/225074

martedì 11 dicembre 2012

In memoria di Domenico


Domenica pomeriggio mentre guardavo di sfuggita le mail che mi erano arrivate ho letto la seguente, scritta da Claudio B.:
Ciao Ragazzi, alcuni di voi sono gia’ al corrente dell’accaduto, oggi verso le 13.15 e’ successo un incidente a Domenico e purtroppo non ce l’ha fatta. Era insieme a Francesca sulla cresta di Piancaformia: una scivolata di qualche metro ed un buco di circa 50 metri gli sono stati fatali. Domani verra’ effettuato il recupero della salma da parte del soccorso speleo insieme a quelli del soccorso alpino, noi saremo alla base ad aspettarlo e voi, insieme a noi, immagino, con il cuore pieno di lacrime......”

Domenico? Io, di Domenico detto Mimmo, per alcuni amici “Cinghialotto” per via del suo fisico palestrato, ne conosco uno, è mio amico, abbiamo fatto assieme il corso di arrampicata su roccia e ghiaccio e siamo andati un po' di volte in montagna assieme.
Possibile?
Quella che doveva essere una veloce scorsa alle mail è diventata una famelica ricerca di notizie per scongiurare che non fosse il Domenico che conoscevo io o essere certi che purtroppo il mio amico Mimmo era morto svolgendo un'attività, l'alpinismo, di cui era innamorato e la cui passione era esplosa in maniera dirompente solo qualche anno fa.
Purtroppo sono bastati pochi click per accertarmi che il Domenico, sventurato alpinista di 37 anni, era il mio amico Mimmo.
Sono rimasto basito, incredulo, scioccato. Ma cosa sarà successo, come sarà successo? Un appiglio mancato? Un vuoto celato dalla neve? Un mancamento?....quante ipotesi, quanti perchè, quanto smarrimento nel pensare a quel ragazzo!
L'avevo rivisto poco più di un mese fa, quando insieme al mio amico Johnny, sono andato a una serata organizzata dall' Edelweiss, sezione CAI di MI, per vedere il film Nanga Parbat. Era smagrito, ma in forma, con la sua risata travolgente e il suo marcato accento pugliese. Ci aveva raccontato delle sue ultime esperienze su roccia, di come trascorresse tanti w/end in montagna per imparare, della possibilità di organizzare qualche ascensione insieme e....come ormai avveniva ogni volta che ci si vedeva da un anno a questa parte a prendermi in giro insieme a Johnny per una vicenda di cui fui protagonista. Già!
Una domenica dello scorso anno siamo andati, Mimmo Johnny ed io, in Valle d'Aosta, a Chamoix, con l'intento di raggiungere la Becca Trecarè, una cima di poco superiore ai 3000m. Armati di tutto punto, con una giornata assolata e calda, ci siamo incamminati per la via, di cui solo Johnny era il conoscitore, io e Mimmo due compagni “ignoranti”.
Giunti a una biforcazione Johnny ci illustra il percorso da seguire che consisteva nel raggirare un colle e seguire una via che già dal punto in cui eravamo si vedeva.
Perchè raggirare il colle se possiamo scavalcarlo”, ebbi come felice idea?
La neve tiene, la pendenza è fattibile, sono solo circa 100 m di dislivello!.....facciamo un po' di avventura extra!”, proseguii riuscendo a convincere i miei compagni ignari come me del futuro.
Non l'avessi mai fatto!!
Superato il colle ci siamo infilati in una vallata con la neve alta sopra le ginocchia, dove era più comodo camminare con le ciaspole che senza, ma nonostante le quali faticammo molto a portarci all'attacco della via per la cresta.
In sintesi, impiegammo tre ore per uscire da quel “pantano”, cotti, stracotti e sudati e cercammo di proseguire ancora per un lungo tratto quando certi che non saremmo riusciti ad arrivare in cima prima del tardo pomeriggio decidemmo, nostro malgrado, di rinunciare e tornare indietro a Chamoix.
Fu per me l'inizio di una enorme, continua e pubblica presa per il culo. Io e le mie teorie del cazzo sulle ascensioni, io e il mio ottimismo, io e la mancanza di fiducia verso i compagni, io e la capacità di stravedere vie e sentieri che non esistono, io e la mia teoria di minchia del camminare sulla neve, io e .......neanche il pranzo da me offerto, come tentativo di riconquistare i compagni fu capace di smorzare l'ilarità con cui Johnny e Mimmo si prendevano gioco del “Bonatti della Terronia”....con tutto il rispetto per l'incommensurabile Bonatti!!! Non raggiungemmo la cima ma fu lo stesso una bella giornata!

Delle mie poche uscite fatte con Mimmo porto un piacevole ricordo: una persona sana e integra, riservata ma con cui c'era gusto a stare, appassionata di quello che faceva e determinata a raggiungere l'obiettivo, la cima.

Mimmo ha avuto questo incidente mortale il giorno 8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione: affido lui alla Madonna, perchè come Madre lo accolga a braccia aperte.
 

lunedì 19 novembre 2012

Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (24 novembre 2012)

Invito tutti, grandi e piccini a partecipare alla giornata nazionale della Colletta Alimentare, sia come volontari che come donatori di alimenti.
Uno dei volantini dice:

16а GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE
Sabato 24 novembre 2012 in Lombardia e in tutta Italia
INVITIAMO A DONARE (Olio – Alimenti per l’infanzia – Scatolame (pesce, carne, legumi, pelati e sughi)
PER AIUTARE oltre 1300 strutture caritative che accolgono 200.000 poveri in Lombardia Sabato 24 novembre quasi 30.000 volontari del Banco Alimentare in oltre 1600 supermercati della Lombardia, inviteranno a donare alimenti a lunga conservazione che verranno distribuiti a 1300 strutture caritative (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d’accoglienza, ecc.) che aiutano 200.000 poveri.
E anche quest’anno, le donazioni di alimenti ricevute durante la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (GNCA) dalla Rete Banco Alimentare, che opera su tutto il territorio nazionale attraverso 21 organizzazioni locali, andranno a integrare quanto la Rete recupera grazie alla sua attività quotidiana, combattendo lo spreco di cibo (nel 2011 58.390.000 kg di alimenti, pari a un valore di circa 128 milioni di euro ovvero al carico di oltre 1.700 Tir).
Nella sola Lombardia nel 2011 sono state ridistribuite alle strutture caritative convenzionate oltre 12.251 tonnellate di alimenti.
Tutto questo è possibile grazie a migliaia di volontari – dice Gianluigi Valerin, presidente del Banco Alimentare della Lombardia – che vedono nel gesto della Colletta Alimentare un gesto di gratuità che fa bene anzitutto a sé perché ridà speranza e significato a ciò che facciamo ogni giorno.
E’ un gesto che coinvolge non solo i privati ma anche le aziende, che sempre di più vi si coinvolgono. La Colletta è un gesto che inizia davanti a un supermercato e chiede continuità per tutto l’anno. Accade spesso che chi ci incontra alla Giornata della Colletta non ci abbandoni più, torni l’anno successivo, oppure venga da noi - quasi a tornare dove si è visto qualcosa di bene - ad aiutarci gratuitamente come volontario al magazzino Banco Alimentare della Lombardia.”
Le ragioni di fondo di questo gesto di carità sono descritte nel testo delle “dieci righe”, pensate per favorire un dialogo con tutti coloro che a vario titolo partecipano alla GNCA:
«La crisi continua a cambiare la vita di molte persone. L’unica possibilità è sopravvivere, sperando che tutto prima o poi passi? Perché riproporre proprio oggi la Colletta Alimentare? Che novità ci attendiamo? Anche dentro le difficoltà, io esisto e non mi sto dando la vita da solo, sono fatto e voluto in questo istante da Dio: questo, come disse don Giussani, “è il tempo della persona”. Solo la riscoperta di questo rapporto originario permette di vivere ogni cosa da uomini: perché tutto è occasione per incontrare Chi mi sta dando la vita ora. Questa è la novità che attendiamo: poterLo incontrare ancora. Per questo ti invitiamo a partecipare insieme alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare: fare la spesa per chi ha più bisogno.».
Questo importante evento, che gode dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, é reso possibile grazie alla collaborazione dell’Esercito Italiano e alla partecipazione di decine di migliaia di volontari aderenti all’Associazione Nazionale Alpini, alla Società San Vincenzo De Paoli e alla Compagnia delle Opere Sociali.
Si ringraziano: Fondazione Cariplo - main sponsor Intesa San Paolo / Banca Prossima - sponsor Gruppo Unipol / DSE - media partner Sky / Radio 101 - sponsor tecnici Comieco / Poste Italiane.
L’Associazione Banco Alimentare della Lombardia “Danilo Fossati” Onlus ha sede a Muggiò (MB) e fa parte della Rete Banco Alimentare che opera attraverso 21 Organizzazioni sul territorio nazionale, guidate e coordinate dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus.
Grazie alla sua opera Il raccolto della Colletta del 24 novembre perverrà alle strutture caritative lombarde che aiutano i poveri.
L’attività dell’Associazione è sostenuta da oltre 480 volontari che liberamente offrono il loro tempo nei diversi compiti che la gestione richiede, dalla movimentazione dei prodotti, alla gestione amministrativa, al rapporto con le strutture caritative convenzionate, al contatto con i Responsabili delle aziende agro-industriali e di distribuzione.
L’Associazione Banco Alimentare della Lombardia “Danilo Fossati” Onlus nel 2011 ha assistito 1270 Strutture Caritative convenzionate aiutando quasi 196.000 indigenti e distribuito 12.251 tonnellate di prodotti.
Particolare attenzione è dedicata negli ultimi anni allo sviluppo degli approvvigionamenti attraverso il programma Siticibo con lo scopo di recuperare cibo cotto non servito e fresco dalla Ristorazione Collettiva e dalla Grande Distribuzione Organizzata.
Per info: comunicazione@lombardia.bancoalimentare.it

venerdì 26 ottobre 2012

Weekend in barca a vela

Dicono che i sogni sono desideri! Forse è vero. Sta di fatto che da molto tempo sognavo di fare un weekend in barca a vela e l’opportunità si è concretizzata dal 14 al 16 settembre. Sono andato con mia moglie, dietro invito di una mia collega, Laura, e di suo marito, Adriano, esperto skipper, appassionatissimo di vela....trasuda goduria quando sta in barca o spiega le manovre!! E io, sono stato discepolo attento e curioso, affascinato da un mondo, quello del mare che ho sempre vissuto dalla riva o a nuoto ma solo una volta in barca a vela. La sera del 14 settembre ci siamo ritrovati al porto di Sestri Ponente dove abbiamo conosciuto gli altri compagni di avventura: Gigi e Giancarlo, amici di Adriano e soci di affari, Cristina. E’ nato subito l’affiatamento, secondo me indispensabile in barca, e gli effetti si sono visti nell’arco del weekend, davvero bello. Abbiamo pernottato in barca, dopo una corposa cena a base di focaccia genovese annaffiata con prosecco di Valdobbiadene. Un tocco di cioccolata fondente e un bicchiere di rum ha chiuso la serata, abbastanza umida, prima di andare a letto. La mattina la sveglia è stata per me piuttosto presto: mi sono goduto il porto “che dorme” e la frescura tipica dei posti di mare. Da Sestri ci siamo diretti a est, verso Camogli dove abbiamo fatto il bagno e pranzato, quindi, passando davanti punta Chiappa e San Fruttuoso siamo giunti nel tardo pomeriggio a Portofino, dove abbiamo ormeggiato e trascorso la notte. La “nostra” barca a vela, un 37 piedi, passava inosservata rispetto agli yacht ormeggiati! Mi rendo conto che il lusso non ha limiti!!! L’indomani, con molta calma (alla ricerca di un caffè, mi sono sentito dire da un indigeno che a Portofino la giornata inizia non prima delle 9....minchia!!!), dopo avere fatto un giretto per Portofino e il suo faro, ci siamo sistemati e abbiamo preparato la barca per il viaggio di ritorno. La totale assenza di vento ci ha imposto l’uso del motore e cmq, siamo ritornati in porto che erano le 20. Sono stati 2 giorni di totale goduria!! p.s.: peccato che oggi la connessione non mi permetta di caricare le foto! riproverò appena possibile!